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Cosa c' dentro la riforma dei cicli


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Autore: Ferruccio Cremaschi
Argomento: Politica istituzionale e scolastica
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I media hanno riportato con grande risalto la notizia che il 2 febbraio 2000 il Senato ha definitivamente approvato la legge di riordino dei cicli dell’istruzione: dopo quasi ottant’anni scompaiono la scuola elementare e la scuola media sostituite da un unico ordine scolastico di sette anni di durata; la scuola secondaria si articola in un biennio obbligatorio e in un triennio di istituzione o formazione. L’obbligo scolastico termina al quindicesimo anno d’età e l’obbligo di frequenza di attività formative si attesta al diciottesimo anno d’età, allineando così l’età della frequenza universitaria a quella in uso degli altri paesi U.E.
Per la Scuola dell’infanzia arriva il riconoscimento ufficiale di primo grado del sistema educativo di istruzione (art. 1, comma 2): “Il sistema educativo di istruzione si articola nella scuola dell’infanzia, nel primo ciclo primario…”.
Il Governo ha adesso sei mesi per presentare al Parlamento un programma quinquennale di progressiva attuazione della riforma. Il programma dovrà comprendere, tra l’altro, “un progetto generale di riqualificazione del personale docente, (…), i criteri generali per la formazione degli organici di istituto, (…), i criteri generali per la riorganizzazione dei curricoli della scuola di base e della scuola secondaria, (…), un piano per l’adeguamento delle infrastrutture”.
A partire dalla approvazione della legge si mette in moto un importante processo che dovrà ora definire nei contenuti educativi e didattici la riforma messa a campo. In questo processo sembrerebbe che la Scuola dell’infanzia possa restare ai margini. Per quanto riguarda gli organici del personale docente certamente non avremo i problemi che investiranno la scuola elementare e la scuola media. Non vorremmo, però, che nella riflessione sull’adeguatamento dei “programmi” il discorso procedesse, come già avvenuto spesso in passato, per “gradi”, ignorando un reale progetto di continuità. Ci parrebbe un’occasione persa se in questa situazione non ci fosse un intervento organico e unitario, sia per quanto riguarda la riorganizzazione dei curricoli, sia per la riqualificazione del personale, sia per l’adeguamento delle infrastrutture. Ci auguriamo che questa volta il progetto nasca con il senso della continuità, che i nuovi programmi tengano organicamente conto degli Orientamenti della Scuola dell’infanzia e che siano lo sviluppo elaborato a partire da quanto già i bambini e bambine hanno maturato nel primo triennio di scuola. Senza peccare di orgoglio, ci piacerebbe che i programmi della nuova scuola di base nascessero come naturale progresso del progetto culturale educativo presente negli Orientamenti.
Continua...