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Lucignolo e Pinocchio: due finali diversi
Editoriale


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Autore: Ferruccio Cremaschi
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Ma sei proprio sicuro che in quel paese tutte
le settimane sieno composte di sei giovedì e
di una domenica?

(Carlo Collodi)

A oltre un anno dalla presentazione delle Considerazioni del Comitato ONU sui diritti del fanciullo in relazione al Rapporto presentato dall’Italia ai sensi dell’articolo 44 della Convenzione (7 ottobre 2011) non è successo nulla. Il documento è scivolato nella generale indifferenza e tutto continua come sempre. Potrebbe sembrare fuori tempo andare oggi a riprendere la discussione su un documento apparentemente datato, ma l’imminenza della campagna elettorale e un conseguente risveglio di attenzione su quelli che potrebbero essere punti di un impegno della politica e delle Istituzioni a favore dell’infanzia, ci fa sperare che accendere i rifl ettori su questi temi, non sia iniziativa vana.

Il lavoro della Commissione è partito dall’esame del “Terzo-Quarto rapporto periodico” presentato dall’Italia il 22 gennaio 2009 (e già la lettura dei tempi in cui si consumano queste vicende può essere illuminante: i tempi della burocrazia sono impermeabili ai tempi della vita, esprimono indicazioni senza preoccuparsi che diventino operative, come se vivessimo nel “Paese dei balocchi”, liberi da problemi e preoccupazioni).
In premessa il Rapporto elenca i provvedimenti assunti dal Governo italiano che appaiono degni di nota positiva: dall’Istituzione dell’Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza, alle disposizioni riguardanti la separazione dei genitori e la custodia condivisa dei minori, al Piano di azione nazionale contro la povertà e l’esclusione sociale. Il Comitato dà atto che l’Italia vanta una tradizione culturale in materia di minori abbastanza evoluta, che la normativa sia particolarmente avanzata, ma evidenzia d’altro canto come si ripeta la situazione per cui a fronte di un quadro legislativo spesso all’avanguardia in Europa non esista una pratica allo stesso livello e non ci sia quindi una risposta adeguata alle domande sociali. Le “considerazioni” successive possono essere organizzate intorno a quattro aree principali di “preoccupazione e raccomandazione”:

• la posizione giuridica soggettiva del minore nella legislazione italiana;
• la qualificazione professionale degli operatori che entrano in contatto diretto con il minore;
• la complessità del disegno organizzativo pubblico;
• la scarsità delle risorse finanziarie.

Le note sulla situazione giuridica soggettiva mettono in luce alcuni “temi caldi”, che restano di grande attualità. Si invita l’Italia a eliminare fonti di discriminazioni che tuttora permangono in riferimento ai minori stranieri in generale e, in particolare, alle etnie rom, sinti e camminanti, in relazione al diritto alla salute, all’istruzione, a condizioni di vita adeguate segnalando il permanere di norme che, anche nel caso di minori, consentono l’espulsione per motivi di ordine pubblico e di sicurezza oppure di norme che prevedono i respingimenti. Viene anche chiesto di assumere iniziative in materia di divieto di tutte le punizioni corporali e di violenza, soprattutto in ambito domestico.

Per quanto attiene alla qualificazione professionale degli operatori, si richiede l’istituzione di un sistema di formazione regolare, obbligatorio e continuo sui diritti dei minori per tutte le figure professionali coinvolte: magistrati, funzionari di polizia, avvocati, operatori sociali assistenziali, insegnanti.

Le osservazioni sul disegno organizzativo pubblico nascono dalla valutazione che la riforma dell’art. 5 della costituzione del 2001 pone rilevanti questioni sul piano istituzionale soprattutto in riferimento alla stabilità e continuità delle politiche pubbliche nel settore dell’infanzia, al tema del coordinamento e alla definizione di standard omogenei su tutto il territorio nazionale. “Il Comitato è preoccupato per la mancanza presso la Conferenza Stato-Regioni di un gruppo di lavoro per il coordinamento della pianificazione e dell’applicazione delle politiche riguardanti i minori [...] Lo Stato è invitato a rafforzare e assicurarsi tutte le risorse umane, tecniche e finanziarie necessarie per implementare politiche riguardanti i diritti dei minori che siano complete, coerenti e uniformi a livello nazionale, regionale e locale; a sviluppare meccanismi efficaci per garantire un’applicazione coerente della Convenzione in tutte le Regioni, rafforzando il coordinamento tra il livello nazionale e regionale e adottando standard nazionali quali ad esempio i livelli essenziali per l’erogazione dei servizi sociali”.

Il tema che appare di maggior rilievo è la drastica riduzione delle risorse finanziarie dedicata al settore infanzia (e ci riferiamo a dati ormai vecchi di qualche anno e antecedenti i tagli selvaggi dell’ultimo biennio).
Pur prendendo atto che la situazione di difficoltà finanziaria non riguarda solo l’Italia, ma è comune a tutta l’Europa e a quasi tutti i Paesi del mondo, il Comitato indica qualche provvedimento “auspicabile”. Per prima cosa suggerisce di “proteggere” i minori dai tagli lineari, indiscriminati della spesa pubblica. Consiglia di intervenire con un’analisi dei finanziamenti potenzialmente disponibili, in modo da utilizzarli in funzione anche di moltiplicatore della spesa regionale , che va pure analizzata e riprogrammata. Ritiene indispensabile agire anche sulla leva fiscale, tenendo conto dell’esigenza di alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie attraverso sgravi e meccanismi fiscali.

Altre osservazioni più dirette e particolari meritano di essere rilevate e segnalate: aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro e promuovere modalità di lavoro flessibili per entrambi i genitori, anche attraverso l’aumento dei servizi di custodia dei bambini; astenersi dall’operare ulteriori tagli al settore della formazione e garantire che alle scuole vengano fornite risorse umane tecniche e finanziarie adeguate per fornire un’istruzione di qualità a tutti i bambini; introdurre meccanismi di sostegno all’istruzione per bambini provenienti da famiglie economicamente svantaggiate; sviluppare programmi per migliorare l’integrazione scolastica di stranieri e bambini appartenenti a minoranze. Gli spunti che ci offre il Rapporto stimolano una riflessione sulla realtà nella quale viviamo, sui problemi che ci trasciniamo, su possibili piste di lavoro.

Ritorniamo ai due personaggi collodiani del Paese dei balocchi per trovare una chiave di lettura alle osservazioni che il rapporto ci propone. Lucignolo è banalmente la raffigurazione dell’indifferenza ai problemi e all’impegno vagheggiando la fuga nel Paese dei balocchi: un modello non lontano da atteggiamenti e comportamenti diffusi tra noi negli ultimi lustri e forse non ancora scomparsi.
Dobbiamo confidare in Pinocchio: il burattino poco affidabile e pronto a mentire. Anche questo modello fa parte della nostra esperienza sociale e culturale recente, sia negli aspetti negativi, quando la politica e i media ci invitavano a negare i problemi, a rifiutare le diffi coltà (e poi puntualmente la crisi ci ha riportati con i piedi per terra), sia nella strumentalizzazione che sistematicamente viene fatta dei moniti e degli inviti che ci vengono da entità esterne. Siamo ormai abituati a sentir giustifi care misure economiche e politiche di ogni tipo con la motivazione “Ci viene chiesto dall’Europa”, “è una misura che ci viene imposta dagli organismi internazionali”. Una volta che andiamo a guardare le carte, il Grillo parlante in realtà dice cose diverse: la Comunicazione della U.E. sull’infanzia chiede maggiori investimenti a sostegno di servizi di qualità e mette a disposizione degli Stati membri finanziamenti a questo scopo.
L’impostazione del Comitato Onu si muove nella stessa direzione: non c’è futuro se non si sostengono i diritti, la politica deve darsi delle priorità, deve scegliere e concentrare gli sforzi e le risorse disponibili su settori che veramente incidano sullo sviluppo e sulla realizzazione di un modello di convivenza migliore e questoè unicamente investire sull’infanzia. È una considerazione che dobbiamo tenere presente e che deve guidarci in questo momento in cui possiamo esprimere una scelta sul nostro futuro.