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GID Giornale Italiano delle Disabilità

Giornale Italiano delle Disabilità
Anno VI - numero 3


Numero: 3/2006

Pubblicato il 01/12/2006



LE TRASFORMAZIONI E I PROCESSI DI ADATTAMENTO ALLA DISABILITA’ DEI GENITORI CON FIGLI DISABILI: UNA PROSPETTIVA MULTICULTURALE

Molti genitori affermano che nonostante il considerevole stress che viene dall’essere genitori di bambini con disabilità, le loro esperienze sono state fonte di trasformazione personale. Un numero sempre più consistente di ricercatori sostengono la necessità, in presenza di famiglie a cui viene fatta una diagnosi di disabilità di un figlio, di comprendere e dare enfasi alle risorse, alle testimonianze di effetti positivi dei benefici dell’essere genitori, e alle conseguenze positive che si possono registrare, come i processi di trasformazione.
Lo scopo di questo articolo è quello di descrivere il processo di trasformazione di genitori e bambini con disabilità, sulla base di specifici dati di ricerca e delle assunzioni teoriche più generali sulla natura e sull’esperienza del processo di trasformazione. Si vuole così proporre un modello che aiuti ad identificare quei processi critici che possono favorire tali trasformazioni. Verranno presentati dati ricavati da studi internazionali e longitudinali che hanno0 coinvolto genitori di bambini con diagnosi di disabilità che supportano sia il valore esplicativo del modello che la sua utilità nelle attività cliniche.


ENDURANCE: L’ATTENZIONE DAL PUNTO DI VISTA DEL PRECISION TEACHING

La misurazione e la registrazione delle produzioni degli studenti ha permesso a Binder e agli studiosi del Precision Teaching (Binder, 1996; Binder, Haughton and Van Eyk, 1990; Berens, Boyce, Berens, Doney e Kenzer, A.L. 2003) di riformulare il concetto di attention span riconducendolo alla relazione tra i deficit nel mantenimento dell’attenzione nel tempo e le conseguenze che determinano sul livello di padronanza. I sostenitori del Precision Teaching affermano che, raggiungendo rapide frequenze di risposta su diversi compiti, è possibile mantenere livelli di performance soddisfacenti per un periodo di tempo prolungato, migliorando così la durata della propria attenzione. Lo studio che presentiamo è stato effettuato su 2 ragazzi con diagnosi di ADHD, che mostravano evidenti problemi nel mantenimento dell’attenzione durante lo svolgimento dei compiti accademici.
Nella fase di base line abbiamo valutato la durata dell’attenzione dei soggetti in sessioni di apprendimento da 5 e 7 minuti; nella fase di training è stata utilizzata la metodologia Precision Teaching per costruire la fluenza nel compito accademico; la termine della fase di training abbiamo misurato nuovamente la durata dell’attenzione dei soggetti in altrettante sessioni da 5 e 7 minuti. I risultati sperimentali e l’analisi statistica evidenziano un miglioramento statisticamente significativo della durata dell’attenzione che si mantiene anche nella fase di follow-up.
Concludendo, poiché la durata dell’attenzione sembra essere un sottoprodotto della fluenza, si potrebbe suggerire agli insegnanti che vogliano ottenere dai loro studenti periodi prolungati di attenzione, di facilitare la fluenza dei contenuti appresi sincronizzando le sessioni di pratica con il livello di performance raggiunto, e di aumentare il tempo di applicazione al compito solo dopo aver rilevato il raggiungimento di standard minimi di esattezza e velocità.


SALIENZA DELLA “DISABILITA’” E VISSUTI DI DISTANZA SOCIALE VERSO I COETANEI CON SD IN ETA’ ADOLESCENZIALE

La presente ricerca ha lo scopo di verificare (a) la salienza categoriale della “disabilità” nell’elaborazione automatica delle informazioni sociali e (b) la distanza sociale percepita verso i coetanei con Sindrome di Down (SD).
Ad un campione di 120 adolescenti con sviluppo tipico, di età compresa tra i 13 ed i 18 anni, frequentanti alcune Scuole Medie Superiori in provincia di Catania, nelle quali non si registra la presenza di adolescenti in situazione di disabilità, è stato proposto il paradigma del “Who said that?” (De Caroli, 2005), con 4 foto di coetanei normodotati e con SD e n. 3 Differenziali Semantici (Sé Reale, i “Coetanei normodotati” e i “Coetanei disabili”).
I risultati indicano che, per la categorizzazione sociale, la “disabilità” non sembra svolgere un ruolo saliente nell’elaborazione delle informazioni sociali. Differenze si riscontrano, invece, rispetto alle dimensioni identitarie: i “Coetanei disabili” sono percepiti molto meno positivamente rispetto al Sé Reale e maggiormente distanti rispetto ai “Coetanei normodotati”.


PROFILO DEL FUNZIONAMENTO COGNITIVO IN DONNE CON MUTAZIONE DELL’X FRAGILE

Vengono descritti due studi che prendono in esame la specificità del profilo neurocognitiva di donne con Sindrome dell’X Fragile (SXF). Nel primo studio, sono state messe a confronto donne portatrici di una mutazione completa dell’SXF, donne con una permutazione e donne senza SXF ma nate da famiglie con familiarità per tale sindrome. Le donne con SXF presentavano un QI significativamente più basso rispetto a quello degli altri due gruppi, e le analisi dei profili ai vari subtest mostrano punti di debolezza nel subtest Aritmetica e punti di forza, invece, nel Completamento di figure. Le donne con SXF hanno una prestazione peggiore rispetto agli altri gruppi nelle prove relative alle funzioni esecutive, alle abilità spaziali e alla memoria visiva. Le donne con SXF sono state successivamente confrontate con donne senza SXF, appaiate per età e QI. È emerso un profilo simile nei due gruppi ma le donne con SXF evidenziavano punteggi inferiori rispetto al gruppo di controllo nelle funzioni esecutive. È stata analizzata anche la possibile relazione tra indici neurocognitivi e i fondamenti biologici della sindrome. Nel complesso, i risultati mettono in evidenza che nel profilo neurocognitivo della SZF sembrano predominare i deficit esecutivi rispetto a quelli visuospaziali.


Strumenti per la valutazione delle disabilità

IL RIVERMEAD BEHAVIORAL MEMORY TEST –C



RIFIUTO SCOLASTICO IN UN’ADOLESCENTE CON SINDROME DI TURNER

La sindrome di Turner (4,5,X) è una delle più comuni anomalie cromosomiche con un’incidenza di 1:5000 nella popolazione generale. Comporta una disabilità dello sviluppo associata a specifici deficit neuropsicologici e comportamentali. La maggior parte delle TS presentano un QI verbale normale ma mostrano difficoltà visuo-spaziali, percettive, motorie ed attentive. In particolare è stata descritta discalculia associata ad alterazioni strutturali del solco intraparietale destro.
Recentemente abbiamo diagnosticato la sindrome di Turner in una ragazza di 14 anni, giunta in consultazione per un comportamento di rifiuto scolastico. Il fenotipo clinico non era caratteristico. La paziente è stata sottoposta alla valutazione psicometria del livello intellettivo e delle funzioni cognitive e ad indagini neuroradiologiche (Risonanza Magnetica cerebrale).
Scopo del presente lavoro è descrivere il processo di valutazione del caso e discutere il ruolo delle disabilità di apprendimento nell’attivare il disturbo d’ansia all’interno del contesto scolastico.