I 100 teatri dei bambini Aperitivo al nido Le fatine winx Naturalizziamoci
Numero: 6/2010
Pubblicato il 16/06/2010
Cos'hanno in mente i nostri figli quando, appena in grado di parlare, si impegnano con tutta la serietà di cui sono capaci nella
costruzione di realtà immaginarie? Come si articolano i loro stati coscienti, apparentemente più simili a un magma fangoso che al trasparente flusso cartesiano di cui ci parlano i filosofi? Cosa ci può dire la loro mente sul nostro modo di pensare? Alison Gopnik, protagonista dell'intervista di questo numero, si muove in una terra di confine, tra scienza, filosofia e sentimenti di una madre, per mostrarci che i nostri bambini sono tutt'altro che esseri irrazionali o limitati nelle loro capacità intellettive. Anzi, ci sono buone ragioni per credere che siano molto più intelligenti, perspicaci e consapevoli degli adulti. Lo studio del loro comportamento ci avvicina così ai fondamenti del nostro essere persone: gli occhi di un neonato, che catturano lo sguardo del genitore, ci spiegano cosa sono amore e fedeltà, mentre le esplorazioni instancabili di un bambino appena più grande nascondono le ragioni che ci muovono verso la ricerca scientifica e la scoperta di nuovi mondi.
Riprendiamo il discorso di Sergio all'Assemblea dei Nidi e delle Scuole dell'Infanzia di Reggio Emilia del 1° settembre 2009. È il passaggio di consegne da parte di un protagonista e un testimone privilegiato della storia dell'infanzia italiana, per i molti anni di lavoro nei servizi, dal 1973, a fianco di Loris Malaguzzi.
Sono passati tanti anni da quando ho messo piede per la prima volta in un'Assemblea di inizio anno del personale. Poi ne ho fatte tante altre. Ma l'assemblea di oggi ha un sapore particolare, forse perché è irripetibile… nel senso che non ci sarà un'altra volta. Proprio per questo, fuor di retorica, spero mi sia concesso dire che la nostra è stata ed è un'esperienza educativa straordinaria per i bambini, per i genitori, per chi vi lavora, per la città, per la cultura pedagogica. E ancora più straordinario è che questa esperienza straordinaria è fatta, da quasi mezzo secolo, non da santi né da eroi, ma da persone normali, da gente comune (insegnanti, cuoche, ausiliarie, atelieristi, genitori, pedagogisti); persone normali che hanno in testa una convinzione forte e ben radicata: che prima di tutto vengono le PERSONE, che il rispetto e il valore della persona, di tutte le persone, senza distinzione, è la chiave di volta per realizzare un buon servizio educativo.
Abbiamo già scritto su questa rivista a proposito del “Laboratorio Permanente per l’Infanzia”, ovvero di questo esperimento di incontro e dialogo fra diversi saperi, finalizzato alla realizzazione di nuovi oggetti ed elementi di arredo per l’infanzia. Continuiamo provando a restituire il significato e la portata di questa esperienza dal punto di vista più educativo.
Può sembrare anacronistico e inopportuno proporre una riflessione “di sistema” rispetto ai servizi per l’infanzia e l’adolescenza in una fase in cui non solo è in decadenza il Welfare, ma nella quale la crisi economico-finanziaria e gli orientamenti culturali prevalenti mettono a rischio la sopravvivenza dei servizi e rendono sempre più marginale e dipendente la “condizione” dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il contatto più quotidiano e diretto con i mediatori culturali ci ha aiutato a comprendere alcuni meccanismi delle attuali leggi sull’immigrazione: la difficoltà, per esempio, per chi, come un rom, è nato in Italia, ma non da genitori italiani, ad avere riconosciuti una serie di diritti basilari anche solo per sopravvivere. Continua nel La stessa scelta di iscrivere i figli a scuola e di puntare al riconoscimento del percorso scolastico svolto, per un eventuale accesso al mondo del lavoro, non ha valore se poi il ragazzo sedicenne, che ha conseguito la licenza media, non ha un passaporto, e avere un passaporto non è così semplice!
I 100 teatri dei bambini
Una proposta di formazione scientifico-ecologica per la scuola dell'infanzia
Il 2, 3, 4 luglio 2009, a Desenzano del Garda (Bs), nell’ambito del Convegno promosso e organizzato dalla Rivista “Bambini” in collaborazione con il Movimento di Cooperazione Educativa, intitolato “C’è una scuola anche per me?” e interamente dedicato alla scuola dell’infanzia, ho avuto il privilegio di condurre, insieme alla dott.ssa Graziella Pedruzzi, un laboratorio formativo avente come titolo: “Alla scoperta del mondo: oltre l’esperienza immediata”.
Una figura necessaria
L’evoluzione dei coordinamenti pedagogici in Emilia Romagna, dentro il quadro nazionale
Lo sguardo alla dimensione regionale... La figura del coordinatore pedagogico viene introdotta nei servizi per la prima infanzia e più precisamente nei nidi e nelle scuole dell’infanzia della regione Emilia-Romagna a partire dagli anni Settanta, soprattutto nei Comuni dove le Amministrazioni si sono rivelate più sensibili ai temi e alla cultura infantile.
Due donne salgono sul treno, una con un bambino di circa 3 anni. Il bambino è incuriosito da tutto: il tavolino pieghevole davanti al sedile, la tendina alla finestra che si alza e si abbassa premendo un tasto, la presa per un computer portatile… Guarda, tocca, commenta...
In coda alla cassa del supermercato c’è un padre con due bambini maschi, di circa 3 e 5 anni...
Aperitivo al nido
Inizio anno: come far incontrare vecchi e nuovi genitori? Una proposta.
Settembre 2008. Iniziano gli ambientamenti. Nella sezione “Girasoli” del nido “Arcobaleno” ci sono già undici bambini “vecchi” e sette “nuove coppie” genitore-bambino da accogliere.
È un giardino speciale quello del nido d’infanzia di Via Garrone, un giardino che abbraccia tutta la struttura come un cerchio incantato, nel quale educatrici appassionate svelano con piacere ai loro bambini artifizi e magie che trasformano gli elementi consueti in nuovi ingredienti. Processi tutti da scoprire, da sperimentare.
Alla fine dalla programmazione annuale presso il nido “Albert Sabin” di Villa Saviola, si è pensato di proporre un mini progetto, della durata di un mese circa, sull’esperienza tattile.
Lo scorso dicembre il nostro asilo nido ha compiuto trent’anni. Un’occasione, un anniversario, un’esperienza importante, che abbiamo vissuto con colleghe, esperti, amministratori, genitori e bambini e che vogliamo condividere con tutti coloro che, come noi, si occupano di infanzia e in particolare di bambini piccoli.
Le fatine Winx
Fate archetipiche, massmediali e di invenzione infantile. Un’esperienza educativa con bambini/e di 4 anni.
Il tempo della lettura o del racconto crea sempre un’atmosfera speciale. Il silenzio si raccoglie attorno alle persone, i rumori sfumano sullo sfondo. Le parole lasciano intravedere e ricreare mondi immaginari e sognati, o realtà trasformate, nel narratore e negli ascoltatori.
A scuola di salute (terza parte)
La scuola come agenzia educativa per orientare, in età precoce, atteggiamenti, abitudini, gusti, scelte.
Le proposte di educazione alla salute intendono modificare gli stili di vita della popolazione del territorio di riferimento: quindi, una scuola dell’infanzia che avvia un progetto in quest’ambito deve partire dalla revisione critica degli stili di vita della scuola (tempi, spazi, routines, attività…) per poi intrecciarli con quelli delle famiglie e della comunità.
Perché la pietra? Per trovare anche nell’oggetto banale il magico; per sviluppare creatività, curiosità, intuizione; per rispondere ai bisogni di esplorazione, scoperta emozione, ricerca, relazione e gioco dei bambini.
Come già descritto nei precedenti articoli: “Le officine alla scuola dell’infanzia” e “L’officina del Movimento” proseguiamo nella descrizione dei contesti di apprendimento denominati Officine, che si svolgono nella scuola dell’infanzia Collodi dell’I.C. “Randaccio” di Monfalcone. In questo numero vorremmo approfondire, in particolare, il contesto dell’Officina degli Esperimenti.
Nella scuola dell’infanzia ci sono momenti che potremmo definire di attesa. Durante questi momenti, infatti, si attende il passaggio da una situazione a un’altra, ad esempio quando si aspetta il turno per lavarsi le mani, prima di andare a pranzo, o prima di iniziare un’attività o ancora quando si attende il ritorno delle mamme…
Il compito degli adulti che co-educano i bambini è la promozione delle loro potenzialità e dei loro talenti insieme alla protezione, per rimuovere gli eventuali ostacoli a una crescita piena e serena.
Fra tutte le celebrazioni della tradizione, il Natale è una festa profondamente radicata nella nostra cultura. Il Natale è festa di tutti, credenti e non credenti, ma deve essere celebrata con delicatezza per essere condivisa anche da famiglie provenienti da etnie e culture religiose diverse.
Per parlare di politiche educative della città e di rapporto tra città e infanzia, credo che un utile punto di partenza sia quello delle iniziative concrete, dei progetti realizzati, delle esperienze avviate e sostenute.
Naturalizziamoci è un programma triennale pensato per diffondere abitudini alimentari sane, scoprire e conoscere le ricchezze della natura e del territorio, stimolare la formazione di una coscienza ambientale “attiva” tra i bambini e i loro genitori, far comprendere il ruolo dell’uomo nel rapporto con l’ambiente naturale.