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Bambini in Europa

Giocare all'aperto: perché è importante?

Numero: 2/2010

Pubblicato il 01/11/2010

Le tematiche coinvolte in questo numero sono molte: le aree esterne come spazio di espressione originale o come prolungamento dello spazio strutturato dell’aula; lo spazio naturale libero o strutturato (sono sufficienti gli elementi naturali come occasione di apprendimento o è opportuno un intervento umano artificiale?); il “genere” come elemento che potrebbe influenzare le modalità di fruizione degli spazi liberi; il dibattito relativo a cosa rappresenta lo spazio naturale per i bambini (è un rischio o un incentivo?); le percezioni degli adulti, con i loro timori e precauzioni; le disposizioni legislative e i limiti imposti a livello istituzionale…
Abbiamo cercato di aiutare il lettore a farsi un’immagine della realtà europea. O, meglio, delle realtà europee, molto diverse tra loro, per certi aspetti contrastanti e poco conciliabili.
Una volta chiuso il numero, si apre la fase della discussione e dell’approfondimento, alla ricerca dei perché più significativi. Emerge vistosamente un atteggiamento molto diverso nei confronti dell’uso degli spazi esterni tra il Nord Europa e i Paesi mediterranei: si nota una differenza probabilmente non solo culturale, ma propriamente genetica, forse legata anche ad aspetti climatici (il numero di ore di luce, l’intensità solare, la percezione della casa come rifugio protettivo…).
Emerge come elemento sottinteso implicito, ma discriminante, il ruolo sociale della donna (quanto il fatto che le mamme abbiano un lavoro fuori casa condiziona non solo la loro vita, ma l’educazione dei bambini e le stesse caratteristiche dei servizi educativi).
Si pone infine la domanda relativa al ruolo dell’Europa: anche qui incontriamo una presenza regolamentativa, restrittiva, una tendenza a moltiplicare controlli e limitazioni. È proprio questo quello che desideriamo e ci aspettiamo dall’incontro di culture e storie diverse?
Certamente molti altri saranno gli interrogativi che si presenteranno al nostro lettore. Speriamo di poterne discutere insieme. Intanto buona lettura e buona riflessione.

Ferruccio Cremaschi, Editore di Bambini