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Bambini

La fragilità

Numero: 5/2014

Pubblicato il 09/05/2014


Nell’editoriale di Lorenzo Campioni focalizziamo alcuni aspetti del progetto di legge sul “sistema di educazione e istruzione dalla nascita fino a i sei anni” che è in discussione al Senato. Sono in corso le audizioni delle associazioni professionali e dei diversi enti e agenzie che possono dare un contributo al miglioramento e all’assestamento del testo. Forse individualmente pensiamo di poter fare poco, ma anche quel poco è importante: non lasciamo che i lavori procedano senza attenzione e stimolo. Siamo in periodo elettorale, le forze politiche anche su questi temi cercano l’incontro con i cittadini. Debbono sentire che è un tema caldo, che sta a cuore a tantissime persone.

Non dimentichiamo l’appello di Luigi Berlinguer alle “maestre” nell’editoriale di aprile: “creare una cosa nuova di cui il Paese ha bisogno; essere utili al proprio Paese”. Ognuno deve fare la sua parte. Non dimentichiamo che, oltre la legge pur nella sua importanza, la vita dei servizi educativi è regolata dalle relazioni tra le persone che le frequentano: bambini, famiglie, educatori. Lo scritto di Loris Malaguzzi che commentiamo riguarda la gestione sociale come progetto educativo. Partiamo da un riflessione del 1982 per riaffermare la centralità dell’infanzia all’interno di un patto di volontà e convergenze fra tutti i soggetti interessati. E il tema si ricollega all’iter della legge amplificandone il significato e la rilevanza: “Il ruolo esercitato dall’infanzia nella costruzione delle politiche pubbliche che la riguardano può a pieno titolo essere considerata una cartina di tornasole del livello di maturità delle politiche”.

L’approfondimento
è dedicato a “Fragilità”: un termine che possiamo affrontare da diversi punti di vista. C’è un approccio classico della sociologia che rimanda a una condizione di rischio potenziale connessa alla vulnerabilità rispetto ai diversi sistemi di integrazione sociale, tra cui per i bambini essenziali sono la famiglia e la scuola. Fragile può indicare debolezza, scarsa consistenza, difficoltà a reggere lo stress. Ma c’è anche il risvolto che legge nella fragilità la qualità di qualcosa di prezioso, qualcosa che deve essere protetto perché l’insulto della realtà non lo rompa. Quindi alla fragilità va associato non solo il concetto di vulnerabilità, ma anche di unicità, di delicatezza, bellezza, insostituibilità. Non è una condizione assegnata e immutabile: ci sono età e momenti di vita durante i quali ci sentiamo tutti particolarmente insicuri e instabili. La fragilità crea le condizioni per trovare la forza di reagire, è la crisi che permette di crescere. Si è fragili quando si cresce. Siamo all’interno di un ambito di riflessione e di azione estremamente aperto, delicato ma produttivo.
Non proponiamo soluzioni, ci basterebbe sollevare domande, avviare processi di riflessività, scombinare le convinzioni e le convenzioni, aprire a sguardi nuovi, a ricerche di risposte che nascano dal fluire del vissuto.

F.C.



 

Indice di questo numero:


Editoriale

Una legge come punto di partenza

Sono in gioco i diritti dei bambini, delle famiglie e delle educatrici e insegnanti e la qualità di vita della società: ognuno faccia la propria parte!  

Idee e Questioni - Nostalgia del futuro

La partecipazione come metodo di attuazione del progetto democratico: il ruolo dell’infanzia

In questo nostro tempo contrassegnato dall’ennesimo – e forse mai così intenso – rilancio dei temi legati alla democrazia partecipativa, dire che lo scritto di Loris Malaguzzi è di estrema attualità è davvero dire poco.
Le parole-chiave che ricorrono al suo interno risuonano, infatti, come altrettanti campanelli di allarme di un progetto democratico che non si è mai compiutamente attuato: partecipazione, programmazione, organizzazione, competenza, gestione sociale, metodo.
 

Idee e Questioni - L'intervista

Il rapporto tra educazione e povertà
L’accesso reale ai servizi per l’infanzia è la prima misura di contrasto alla povertà
Professor Vandenbroeck, partiamo da una domanda apparentemente semplice: che cos’è la povertà?
La povertà è prima di tutto mancanza di soldi. È molto semplice, in effetti, ma tendiamo sempre più a scordarlo e a riferirci ad altri aspetti, culturali per esempio. Voglio dire, è vero che la povertà non è solo mancanza di mezzi. È molto di più. È esclusione dai servizi, esclusione dalla vita sociale.