L’ingresso a scuola è uno degli avvenimenti più importanti nella vita di un bambino e i risultati dell’educazione e delle esperienze dei primi anni producono effetti a lungo termine. La Fondazione studia uno spettro di fattori, tra i quali sono compresi i genitori, le persone che svolgono funzioni di cura, gli insegnanti e i pari, nel loro ruolo di sostegno affinché la transizione da casa a scuola sia un’esperienza preziosa per ogni bambino, sia in termini di qualità della vita attuale che in prospettiva futura. La sintesi del quadro d’intervento che abbiamo sviluppato in quest’area viene presentata a pagina 22.
In questa edizione vengono presentate una varietà di idee e prospettive, così come una serie di pratiche di contesti diversi. Pur provenendo da diversi approcci, il loro comune denominatore è, come indica John Bennett nell’intervista che abbiamo realizzato (vedi pagina 12),il seguente: “I bambini piccoli desiderano avanzare e la sfida della transizione può essere per loro molto motivante. Per tale ragione, dobbiamo vedere la transizione non come un problema, bensì come una sfida”.
L’argomento della transizione è intrinsecamente legato all’educazione. Il Rapporto sul Monitoraggio (Mondiale) sull’Educazione per Tutti 2007 dell’UNESCO (pubblicato nell’ottobre del 2006) insiste sull’importanza di migliorare l’educazione della prima infanzia. Comprende, in modo ampio, il periodo di transizione dei bambini piccoli che va dalle esperienze durante la prima infanzia e dai contesti familiari fino alle scuole elementari. A pagina 3 troverete una sintesi del Rapporto.
Una grande percentuale di bambini nel mondo entrano in scuole dove si insegna in una lingua o in un dialetto straniero. Le difficoltà di imparare a leggere e a scrivere nei primi anni della scuola primaria, specialmente in una lingua straniera, contribuiscono in modo significativo ad incrementare il numero dei bambini che abbandonano la scuola o ripetono delle classi. Comunque, l’educazione (formale) è generalmente strutturata intorno a interessi nazionali e ai desideri dei genitori di introdurre le lingue dominanti che garantirebbero il successo sociale.
Il programma ABEK in Uganda (pagina 29) mostra come rispettare la cultura locale, insegnare la lingua materna e coinvolgere i genitori e la comunità nelle attività educative può portare ad una migliore transizione dei bambini nella scuola, ottenendo una significativa riduzione delle percentuali di abbandono scolastico.
Tuttavia, anche le scuole hanno la responsabilità di ricevere i bambini in modo adeguato. Una migliore comunicazione e interazione tra le istituzioni prescolari, le scuole elementari e i genitori agevolerebbe notevolmente queste transizioni. Questo è il punto di partenza del progetto sviluppato nel Delta del Mississippi, negli Stati Uniti (vedi pagina 31), e il dilemma intorno a tale questione viene raccontato nell’articolo “Formalizzare l’informale o informalizzare il formale: verso una scuola adatta all’infanzia”, a pagina 19.
La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, agli artt. 28 e 29, dichiara che i bambini hanno diritto all’educazione e all’inclusione, indipendentemente dalla loro condizione di sviluppo. Malgrado ciò, nella pratica, stabilire degli standard “di preparazione” può voler dire che i bambini che non si adattano a tali standard restano esclusi. Un esempio di come affrontare questa sfida viene proposto nell’articolo presentato dal Centro per le Capacità d’Apprendimento (vedi pagina 38).
L’accesso ad un’educazione adeguata nei primi anni di vita al di fuori dell’ambito familiare è il primo passo delle transizioni. Tuttavia, se la qualità dell’educazione non è sufficientemente elevata, i bambini possono vedersi forzati all’esclusione e all’abbandono a causa delle risorse insufficienti per lo sviluppo umano.
Speriamo che la presentazione di tale tema in questo numero di Spazio per l’Infanzia, contribuisca a che le “transizioni” future rispettino sempre più i diritti dei bambini e soddisfino tutti gli aspetti indispensabili per la crescita sociale e umana.
Curatori: Teresa Moreno e Jan van Dongen