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Intervista a Roberta Cardarello
Inserita il: 01/04/2005

STORIE FACILI E STORIE DIFFICILI
Valutare i libri per bambini
 
Autore: Roberta Cardarello, 
2004
...
Dell'educazione dei bambini si parla spesso come di un'attività molto "seria". Educazione e intrattenimento sono due termini in contrapposizione?

Da sempre gli adulti hanno trovato modi, più o meno semplici, per intrattenere i più piccoli nei loro momenti di veglia o anche solo per impedire loro di interferire con le attività degli adulti o per garantire loro momenti di piacevole distrazione. Certo si tratta di momenti su misura dei piccoli, a seconda della loro età o del loro sentire: dal gioco del cucù alle filastrocche, dalla manipolazione degli oggetti al disegno.
In ciascuna di queste attività non è difficile riconoscere una certa dose di volontà di intrattenimento e, detto in altre parole, anche di una intenzione di fare passare il tempo ai bambini e di trovare attività che li occupino. A questa dimensione della vita dei bambini ci si dimentica di guardare, talvolta, e si ha come l'impressione che tutto ciò che è intrattenimento sia attività di poco o nessun conto; che far divertire i bambini possa essere uno scopo troppo basso rispetto a quello di educarli o di insegnare loro. La contrapposizione tra intrattenimento e preoccupazione educativa è in realtà fittizia e fuorviante, perché lascia immaginare una distinzione tra attività che "servono", formano ed educano i bambini e attività di mero disimpegno, tese solo a far passare il tempo.

Ma le attività di intrattenimento servono solo per riempire dei tempi e distrarre i bambini?

Tutte le attività in cui gli adulti impegnano i bambini, anche le più banali, sono sempre attività che in primo luogo socializzano il bambino alla cultura cui appartiene, gli fanno condividere i rituali, gli oggetti, i materiali cui gli adulti ricorrono o di cui si servono. E inoltre il modo in cui gli adulti gestiscono tali tempi e i rapporti con i bambini, i modi in cui consentono o non consentono la loro iniziativa, anche nelle attività più banali, tutto questo incide profondamente sotto ogni punto di vista sulla prima formazione del bambino. Anche quando non sono pensate nella loro veste educativa, le attività di intrattenimento hanno sempre una forte incidenza sull'infanzia, magari maggiore di quelle che sono intenzionalmente proposte. Del resto tutto ciò è ben presente a chi opera nelle strutture per l'infanzia e ha "riscoperto" e valorizzato il ruolo educativo delle routine e delle pratiche più informali di conduzione della vita dei bambini.


E la narrazione come si colloca in questi discorsi?

La narrazione, nei suoi molteplici aspetti, si colloca appunto prima di tutto in una zona di intrattenimento dell'infanzia. È una forma dell'agire dell'adulto nei confronti dei piccoli con una forte caratterizzazione di leggerezza, di piacere, di loisir: un modo soffice di intrattenere i bambini, contraddistinto dal desiderio di divertirli. Ma al tempo stesso queste pratiche hanno sempre una riconosciuta valenza inculturativa. Pensiamo ai racconti che i bambini del passato hanno conosciuto: fossero essi i racconti scherzosi o truculenti della stalla oppure quelli più canonici delle fiabe o delle favole, essi hanno rappresentato un modo forte di trasmettere idee condivise e giudizi del gruppo di appartenenza, di segnalare le paure e le speranze, i "motivi", i valori di bene e di male, le priorità più vicine alla sensibilità della comunità adulta che li esprimeva. Attraverso le narrazioni, il coinvolgimento e il piacere che esse provocano, si perseguono con piacevolezza chiari intenti educativi: si presentano dei modelli di comportamento, dei tipi umani (anche attraverso gli animali antropomorfizzati) e spesso si tramanda il patris munus, la tradizione dell'immaginario adulto.
Proprio a proposito della narrazione, dunque, niente è più improprio che ritenerla attività utile solo per intrattenere i bambini. È invece attività seria, importante, formativa sotto molteplici punti di vista che cercheremo di esaminare. Ma il fatto che si tratti di un'attività seria non significa che essa debba diventare seriosa o noiosa o macchinosa.
Questo è il primo elemento di cornice su cui vorrei richiamare l'attenzione. In nessun modo il richiamo alla valenza educativa, inculturativa, socializzante di pratiche narrative dovrebbe incrinare la dimensione di intrattenimento che esse hanno né inquinare il rapporto con i bambini che ne fruiscono. Se c'è un dato su cui la ricerca psicopedagogica pare fare qualche chiarezza è sicuramente il fatto che le pratiche di narrazione ai bambini sono tanto più feconde e produttive quanto più mantengono il carattere di spontaneità e piacevolezza e cioè quanto meno acquistano le sembianze di attività fatte per insegnare o ammaestrare.


Quali valenze hanno la lettura e il libro, soprattutto nell'ambito della scuola dell'infanzia?

Il libro è un oggetto, per definizione, culturale che porta con sé i valori e la cultura della lingua scritta, e la lettura ai bambini é, come dicevamo, un'attività di cura, una pratica di condivisione e iniziazione ai valori di una società, un'occasione di produzione di idee e significati. D'altra parte il libro è uno strumento che si presta a molti altri usi: a sollecitare creatività ed immaginazione ma anche a familiarizzare con il registro della lingua scritta; a sperimentare emozioni e sentimenti ma anche a stimolare riflessione e discussione. Nella scuola dell'infanzia il libro è vissuto spesso come uno strumento per esperire e condividere le emozioni; in realtà è anche una straordinaria occasione di stimolazione intellettuale, di potenziamento delle capacità di espressione, anche linguistica, ed è un modo di familiarizzare i bambini con il sistema simbolico molto prima che si ponga il problema dell'apprendimento della lettura in senso stretto. Insomma con i libri si possono insegnare senza forzature o precocismi ai bambini molte abilità che saranno implicate nella lettura 'da grandi'.
Molto dipende dalla scelta dei libri, dalla consapevolezza delle loro peculiarità, e dalla conoscenza dei bambini cui si legge. Ma soprattutto è decisivo il lavorio, spesso quasi inconsapevole, degli adulti che leggono ai bambini.

Possiamo anticipare queste osservazioni anche all'asilo nido?

Naturalmente si. Tenuto conto delle diverse competenze ed interessi dei più piccoli. Al nido la scelta del libro è particolarmente impegnativa, e il lavoro di mediazione degli adulti particolarmente massiccio.

Come valutare la leggibilità di un libro e se sia adatto all'utilizzo con i bambini?

Nella valutazione di un libro per i piccoli gli adulti privilegiano, in prima istanza, qualità e fascino dell'immagine e significati della narrazione o del contenuto. Altrettanto importante però è la sua comprensibilità per i bambini, e cioè le conoscenze che presuppone, i collegamenti logici o elementari che richiede. Perché una storia sia godibile, per esempio, occorre che sia garantita la comprensione minima degli avvenimenti e delle motivazioni dei personaggi, altrimenti anche i significati più importanti dei libri rischiano di rimanere lettera morta. In questa prospettiva sono determinanti due fattori: il modo in cui il testo, inteso come somma di parole e figure, si esprime, e la capacità dell'adulto, che conosce i bambini cui legge, di sostenerne la comprensione. Se l'adulto sa riconoscere punti forti e punti deboli della comprensibilità di un libro sa anche stimolare gli ascoltatori e facilitarne l'accesso ai libri e alle storie.


 
     
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