MY BOOKSHOP LOGIN
Nome utente Password
Registrati subito!  
Abbonamenti
RICERCA NEL PORTALE
Inserisci anche una sola parola del titolo, della descrizione, dell'autore, dell'anno o altro relativi al libro che stai cercando, selezionando il criterio nel menu sottostante:
   
Ricerca avanzata

Ricerca per categoria

Ricerca per autore
     
 
> ANTEPRIME
> NOVITA'
> APPROFONDIMENTI
> RISTAMPE
> FUORI CATALOGO
> TOP TEN
> UNIVERSITY PRESS
> SPAZIO DISLESSIA
 
     
     
 
• Libro: Le famiglie omogenitoriali in Italia
• Libro: La costruzione dell'Istituto comprensivo
• Libro: Scrivere di nidi
• Libro: Universo famiglie
• Libro: Coordinatore pedagogico, professione multitasking
 
     
     
   
     
     
 
SEGUICI

 
     
  APPROFONDIMENTI  
 

Intervista a Beppe Pea
Inserita il: 23/04/2009

IL CERCHIO PER PARLARE LE PAROLE
La conoscenza come conquista

Un’insegnante di scuola dell’infanzia racconta
 
Autore: Dora Vallario, 
2009
...
Lei ha una lunga esperienza con i bambini e con l’attività educativa. Quale idea si è fatto sulla situazione dei bambini in età di scuola dell’infanzia?

Leggendo le bozze di questo libro nella mia mente sono riaffiorate le immagini e i ricordi dei lavori che ho potuto fare con Dora, ormai più di quindici anni fa, quando si discutevano e si progettavano attività, metodologie e contenuti didattici da sperimentare con i bambini della scuola dell’infanzia. Si discuteva sulle abitudini socio-famigliari dei genitori di quei bimbi e come con l’andar del tempo queste abitudini si fossero gradualmente modificate in modo da limitare, anche se inconsapevolmente, sempre di più le occasioni motorie e dinamiche dei bambini.
Si diceva: “I bambini passano sempre più tempo ‘fermi’ davanti alla televisione, ‘fermi’ con giochi da tavolo, a discapito della dinamicità che scaturisce dai giochi di cortile, ‘fermi’ sui banchi della scuola dell’infanzia, ‘fermi’ davanti ai videogame (le uniche azioni sono relative ad un polso e a poche dita), ‘fermi’ ...”
Si pensava che a causa dell’iperprotezionismo di questi nuovi genitori, della impostazione della vita domestica e dell’organizzazione urbana e sociale attuale, i bambini sarebbero stati sempre più seduti e sempre meno dinamici. Non avrebbero più avuto occasioni per divertirsi e apprendere praticando i “giochi di cortile”, esperienze da sempre utilizzate dagli adulti per avviare i propri figli all’apprendimento dei concetti primitivi, anche perché questi giochi, oltre che essere delle sorgenti incredibili di esperienze motorie, sono fortemente motivanti e abituano a grandi concentrazioni e riflessioni. Virtù queste che già allora (rimarco: più di quindici anni fa) si vedevano sempre meno presenti nei bambini.
Purtroppo oggi la situazione non è migliorata, anzi!!!
La mancanza di queste pratiche ludiche rende più difficile l’acquisizione dei concetti primitivi e rende i bambini sul piano spaziale, temporale e logico meno capaci rispetto ai bambini di “una volta”.

Che rapporto esiste tra l’esperienza fisica e l’acquisizione di concetti teorici?

L’esperienza fisico/sensoriale, la realtà trasformata concretamente con il proprio agire, l’esercitare forze sulle cose e sugli altri sembra che non abbiano nulla a che fare con le astrazioni e con la razionalità, ma non è vero. Le astrazioni non trattano e non considerano la realtà tangibile, ma si fondano sulla ca-pacità umana del saper cogliere i nessi, le relazioni, i rapporti fra le diverse realtà.
I concetti come: “uguale a...”, “più piccolo di...”, “diverso da...”, “terzo”, “a sinistra di...”, “equivalente a...”, “prima di...”, “perpendicolare a...” fanno parte delle conoscenze matematiche e non sono nel mondo esterno all’individuo, ma sono relazioni che si formano dentro la mente di ciascuno e permettono la co-struzione dell’organizzazione della realtà, permettono cioè di aggiungere i “nessi” mentali fra gli ele-menti del mondo esterno.
Per plasmare queste capacità logiche nel sistema nervoso dei nostri bambini è necessario che questi affrontino i continui problemi che la vita pone e che si diano da fare: agire, provare, tentare e se si sbaglia, cioè non si risolve il problema, si deve agire in modo diverso, si deve ritentare variando qualche cosa del nostro comportamento. È in tal modo (tentativi ed errori) che si fanno esperienze che rendono i nostri strumenti procedurali e logico-relazionali sempre più efficaci e raffinati. Più problemi vengono affrontati, anche se non sempre si è in grado di risolverli, e maggiori sono le strutture logico relazionali che si formano nell’individuo. Ma i genitori d’oggi propongono problemi ai figli o fanno di tutto per evitare questi problemi?
Il problema del controllo degli sfinteri dei propri figli viene oggi costantemente rimandato perché, per i genitori, risulta molto più semplice proseguire con i pannolini, al punto tale che non sono pochi i bambini che entrano nella scuola dell’infanzia con ancora questo problema. Ma che cosa produce il controllo degli sfinteri sul piano mentale? È una azione volontaria (pensiero ideo-motorio) che risolve il problema dello scegliere se continuare a trattenere (operazione di chiusura), o se espellere (opera-zione di apertura) i rifiuti del proprio organismo. Ma sono proprio le operazioni di apertura/chiusura quelle che distruggono o generano il dentro/fuori. È l’esperienza dell’agire in termini di apertu-ra/chiusura che produrrà il concetto del proprio corpo strutturato come un dentro/fuori e da qui, attra-verso la proiezione di se stessi, il bambino interpreterà il dentro/fuori rispetto ad una frontiera chiusa e sarà consapevole del né dentro/ né fuori rispetto ad una frontiera aperta. Un bambino che ritarda l’acquisizione del controllo degli sfinteri maturerà il concetto di dentro/fuori in tempi più lunghi del ne-cessario.

Ma allora dove si pone il confine tra attività motoria e matematica? Come si pongo-no tra loro attributi fisici e concetti matematici?

Le strategie didattiche possono essere molteplici nella scuola dell’infanzia, ma per i concetti spa-zio/temporali e logici l’insegnante non può fare a meno di utilizzare “l’intelligenza” dell’intero corpo. Il bambino è “intero” e la didattica non si deve limitare a sollecitare solo i sensi della vista e dell’udito. Solo con tutto il corpo, attraverso le attività cinestesiche, si riesce a sviluppare un isomorfismo tra il modo di procedere del bambino e la struttura interna di un concetto matematico sul piano psicologi-co.
A questo punto il confine fra la matematica e l’educazione motoria potrebbe sembrare poco chiaro. Non è così perché la conoscenza del proprio essere fisico (coscienza dello schema corporeo e dello schema motorio) non costituisce un concetto matematico ma è alla base dei concetti matematici. La matematica arriva quando, con l’uso sapiente dei mediatori didattici, l’insegnante riesce a portare il bambino a proiettare la sua struttura corporea e il suo agire sulla realtà che lo circonda. In questo modo gli attributi e le proprietà della fisicità del suo corpo diverranno il “tramite” che permetterà al bambino di scoprire gli attributi e le proprietà della realtà. Sono questi ultimi i concetti matematici det-ti: ordine, posizione, dimensione, quantità, operatività aritmetica, forma, …
Sono questi i motivi che dovrebbero portare l’insegnante della scuola dell’infanzia a vedere nel corpo e nella motricità dei bambini i mediatori didattici più efficaci per avviare il bambino ai processi di concet-tualizzazione. Le azioni dei bambini possono essere proposte nei laboratori, nelle palestre, nei cortili, negli spazi strutturati e da strutturare ma, per generare concetti queste attività devono essere correlate alle esperienze precedentemente vissute ed alle esperienze che si progettano per il futuro. Nel vivere l’esperienza e nella verbalizzazione delle azioni compiute il bambino si avvicina alla presa di coscienza delle caratteristiche che definiscono detta esperienza, e si abitua alla riflessione, al confronto, al legame e al giudizio su tutte le parti e sull’intera esperienza vissuta.
Mi ha tranquillizzato leggere questo libro perché quanto scritto indica un esemplare rispetto delle espe-rienze e dei percorsi cognitivi dei bimbi. Bellissima è la drammatizzazione attuata dai bambini per espri-mere e rivivere la propria nascita sollecitando, attraverso una grande emotività, delle costruzioni e dei vis-suti indimenticabili sul dentro/fuori.

E la dimensione fantastica? Come si pone il rapporto tra gioco, documentazione ed ela-borazione simbolica?

Con i racconti di fiabe, di storie fantastiche o di storie personali si ottiene un coinvolgimento dei bambini che è pressoché totale ma, nel bambino che ascolta, non c’è esperienza cinestesica e le categorie spazio temporali non vengono adeguatamente sollecitate. È sufficiente far seguire al racconto la sua drammatiz-zazione per portare i bambini ad agire in contesti spaziali strutturati; inoltre, ogni bambino raffina le conce-zioni temporali perché deve coordinare le proprie azioni a quelle dei compagni. Si deve poi rimarcare che queste drammatizzazioni possono essere immediatamente tradotte in identiche esperienze manipolatorie (attraverso la manipolazione degli oggetti il bambino esprime i propri vissuti corporei), avviando così una prima fase linguistica che si evolverà poi nei lavori iconografici e grafico-simbolici.

Quale il ruolo dell’insegnante in tutto questo?

È per questi motivi che apprezzo enormemente ciò che Dora ha scritto in questo libro, sono chiare le indicazioni didattiche e metodologiche: bisogna far fare esperienze ai bambini, proponendo conti-nuamente dei problemi da risolvere mediante il loro agire fisico. Ma è altrettanto chiara l’indicazione che non ci si deve però accontentare di questo perché altrimenti saremmo degli animatori e non degli insegnanti; si deve portare i bambini a riflettere sulle esperienze e sui problemi affrontati, aggancian-doli ad altre esperienze fatte in passato e, con l’uso di immagini, di grafismi e di strutturazioni spazia-li, avviare il bambino al distacco dalla complessità dell’esperienza a vantaggio dell’astrazione di un particolare o di relazioni fra le esperienze.
Un dono che ha Dora consiste nella capacità di evocare nel lettore la freschezza, la leggerezza e la bellezza del mondo dei bambini che affrontano la vita e la crescita del loro sapere con una intensità e con una avidità che per gli adulti è solo un lontano ricordo. Leggendo sembra di averli attorno questi bambini vocianti, mai fermi e disposti a donarci il cuore per quel po’ di insegnamento sincero che si riesce a dare loro.
 
     
  Edizioni Junior - Bambini srl, Via Gramsci 54/s, 42124 Reggio Emilia - C.F. / P.IVA 02578750347

Homepage | Contatti | Lo Store | Informazioni | Servizi | I nostri distributori | Privacy Policy
powered by Becom