Gilles
Deleuze in breve di Alberto Ghidini
Gilles Deleuze (Parigi,
1925-1995) è stato uno dei più importanti filosofi del Novecento. La sua opera,
in cui si esprime un'idea della filosofia radicalmente sperimentale e fortemente
orientata nella direzione dell'emancipazione, può essere considerata come una
riproposizione progressiva e innovativa di alcuni momenti cruciali della storia
della filosofia rivisitati in chiave critica attraverso itinerari di lettura impensati
e sottotraccia.
In sintesi, per utilizzare un concetto caro all'autore,
il tratto forse più caratteristico del pensiero deleuziano - che, pur essendo
strettamente filosofico, non interessa soltanto i filosofi - è quello di fare
"rizoma", e cioè di proliferare in tutte le direzioni possibili, senza un tracciato
predeterminato, contrapponendo alle strutture arborescenti della conoscenza disciplinare
(anche filosofica) i principi di connessione, eterogeneità, molteplicità. Da questo
punto di vista il suo approccio filosofico - alquanto peculiare rispetto a un
modo più tradizionale di intendere la filosofia - mira a sottrarre l'atto di pensare
all'accademia, ai territori dell'ufficialità, a ciò che è legittimamente stabilito
da poteri e pensieri.
Ciò nondimeno, Deleuze non propone una filosofia
volgarizzata che reintegri - come tendono a fare la maggior parte delle "filosofie
per..." - la stranezza del discorso filosofico nel funzionariato sociale,
nel conformismo della comunicazione generalizzata o del buon senso comune. Piuttosto,
una filosofia come "lingua minore" o "pop filosofia": una filosofia della propria
dimensione antropologica in risposta a qualunque specialismo intenda collocarla
in una zona impervia, ostica, riservata a pochi prescelti. Una filosofia di
tutti, non per tutti. Per Deleuze - che dopo essere stato professore di
filosofia al liceo fu chiamato all'università di Vincennes, a Parigi, nel dipartimento
di filosofia fondato dall'amico e collega Michel Foucault, altro grande "classico"
della tradizione francese - una lezione di filosofia dovrebbe essere (almeno in
linea di principio) un po' come un concerto rock. Questo per far sì che il pensiero
filosofico possa entrare in sintonia con il mondo e percorrere il nostro tempo,
ponendo la questione dell'oggi, scompaginando i generi, producendo la differenza
nel cuore del seriale, rovesciando gli stereotipi, riportando la creazione alla
dimensione della connessione tra elementi eterogenei e molteplici. In poche parole,
come scrive lo stesso Deleuze insieme a Félix Guattari in un libro dall'eloquente
titolo Che cos'è la filosofia?, "la filosofia è l'arte di formare, di inventare,
di fabbricare i concetti", seguendo strade alle volte tortuose, sotterranee, interstiziali,
e pertanto da percorrere a zig-zag, "come un taxi nel traffico urbano", su più
ritmi e velocità, lungo linee d'attesa e linee di fuga, tra semafori, sterzate,
brusche frenate e ripartenze improvvise. Un esercizio che per il filosofo
francese i bambini, in maniera del tutto spontanea, sanno fare bene, per quella
loro particolare capacità di essere sempre tra le cose, come la Pantera
rosa, il cartone animato preferito da Deleuze, vero "eroe del divenire", capace
di produrre quella tonalità emotiva fondamentale che - come ha fatto notare Giorgio
Agamben - ha il suo esito nella gioia intesa come potenza del pensare e
del fare, come modo di essere che invade l'intero piano politico della democrazia
e della fraternità. Questa gioia, è stato scritto, concetto che Deleuze
inizialmente riprende da Spinoza, ma che poi sviluppa fino a farlo diventare l'emblema
di tutta la sua opera, rimane al contempo l'enigma e la promessa che il pensiero
deleuziano ci offre in questo tempo.
Approfondimenti:
Giorgio
Agamben, L'immanenza assoluta, in Aut-Aut, n. 276, 1996, pagg. 39-57
Gilles Deleuze, Félix Guattari (1991), Che cos'è la filosofia? , Einaudi,
Torino 2002
Massimiliano Guareschi, Gilles Deleuze popfilosofo,
Shake, Milano 2001
Michael Hardt (1993), Gilles Deleuze: un apprendistato
in filosofia, a-change, Milano 2000 |