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Dall'introduzione, di Paola Milani
Inserita il: 11/09/2012

IL DIALOGO TRA GENITORI E INSEGNANTI
Una conversazione essenziale per imparare uno dall'altro.
 
Autore: Sara Lawrence-Lightfoot, 
2012
...

Perché abbiamo voluto tradurre questo libro

Siamo felicissimi di portare al pubblico italiano questo piccolo e straordinario libro di Sara Lawrence-Lightfoot (SLL).

“Siamo” significa io, che l'ho trovato quasi per caso su uno scaffale della biblioteca della Harvard University dove mi trovavo in visita di studio nell'estate del 2008, un piccolo gruppo di giovani ricercatori a cui l'ho passato e che se ne sono immediatamente innamorati e le Edizioni Junior con cui ne ho parlato e che, ancora prima che io lo proponessi, avevano già deciso di tradurlo. In noi questo libro ha generato sincero entusiasmo e, attraverso questa traduzione, vorremmo si contagiasse il virus della passione per la costruzione di ponti fra insegnanti e genitori nelle scuole di ogni ordine e grado del nostro Paese.

Cominciamo dicendo chi è SLL, per arrivare poi a spiegare le ragioni della nostra felicità e cosa ci auguriamo possa “produrre” questo libro tra noi, nel nostro contesto culturale italiano.

SLL, nata nel 1944 a New York da padre professore di sociologia e madre neuropsichiatra infantile, è stata professore di Education presso la Harvard Graduate School of Education dal 1970. Oggi in pensione, è stata la seconda donna afroamericana in quella università a divenire docente strutturata e la prima a cui la stessa università, dopo il suo pensionamento, abbia intitolato una cattedra permanente in suo onore. Nella sua carriera ha ricevuto molti prestigiosissimi premi per i suoi lavori scientifici, fra cui diverse lauree ad honorem conferite da importanti università di tutto il mondo.

Come si sa, fino all'Ottocento, la parola scienziato non esisteva, perché fino ad allora esistevano i filosofi naturali, cioè quei filosofi che si occupavano prevalentemente di natura; esistevano invece gli sperimentatori, che lavoravano rigidamente fuori dalle università, non potendo insegnare, ma solo fare esperimenti in laboratorio per capire come si comporta la natura in situazione controllata. Quando Galileo Galilei, nella nostra Università di Padova, ha ricostruito il cannocchiale inventato dagli olandesi, ha operato una saldatura tra il mondo della teoria e quello dell'esperienza, dal punto di vista epistemologico, davvero innovativa, perché per la prima volta nella nostra civiltà ha collegato l'esperimento alla teoria, facendolo appunto diventare “esperimento scientifico”. SLL, evidentemente con le debite distinzioni, si muove, metodologicamente parlando, sulla stessa strada: degna erede non solo di Galileo, ma soprattutto di Dewey, ritiene che nulla possa aiutarci ad apprendere più dell'esperienza ed è questa esperienza che interroga e interpreta distillando in essa quello che Dewey definirebbe “l'elemento intelligente”. Su questo poi costruisce un sapere riflessivo (Mortari, 2009; Schön, 2006; Striano, Fabbri, Melacarne, 2008) che va nella direzione di ridurre lo iato fra teoria e pratica, traducendo il risultato in storie, secondo quella metodologia della narrazione e quindi dell'attenzione estetica tipica dello storytelling , rendendo il libro piacevole e intrigante, appunto come un romanzo.

Tale piacevolezza ha a che fare con il linguaggio che SLL usa: una prosa elegante, precisa, da narratrice più che da scienziata sociale. Con tono compassionevole, empatico, delicato e concreto, ci porta dentro l'esperienza e la illumina con una teoria che lei rintraccia nella pratica stessa, svelandola, piuttosto che applicandola. Le immagini vive e vivide, dense di vita reale che tratteggia con la sua scrittura non ci dicono quindi qualcosa di estetico o di formale, ma ci riportano alla natura profonda del suo pragmatismo: il linguaggio a cui ricorre è articolato intorno al bisogno di dare e fare senso, di ri-situare e dare visibilità al soggetto, alle relazioni, all'esperienza, al concreto, anche al banale e al provvisorio nel quale si scova via via la procedura sensata e quindi il metodo pedagogico, che guarda al valore universale anche dell'uno, all'importanza del singolare e del qualitativo per capire il generale (Orlando, 1997).

Abbiamo dunque ritrovato nel suo incedere diversi approcci teorici, molto discorso pedagogico e sociologico, ma anche molto del metodo dell'etnografia istituzionale di Dorothy Smith (2005) il quale, vibrando della stessa tensione alla ricomposizione della frattura fra mondo dell'esperienza e mondo del sapere, poggia sull'analisi dei vari modi in cui le istituzioni e i discorsi istituzionali, fra cui quello scientifico, tendono ad escludere il punto di vista delle persone (pazienti, utenti, ma anche professionisti ecc.) che evolvono nel loro mondo quotidiano. In questo volume, SLL rende visibili le persone, dà corpo, volti, nomi a genitori, insegnanti e bambini, li porta sulla scena, accende le luci e lascia fluire il loro racconto. Nasce così un discorso pedagogico che è tale in quanto poggia sulle pratiche educative, su ciò che le persone fanno, ricostruisce la teoria che è dentro l'agire quotidiano, ne cerca i criteri che ispirano l'agire per valorizzarli e infine trasformarli in un agire sensato. In questo specifico aspetto ci pare stia la capacità di saldare teoria ed esperienza, di cui è stato iniziatore Galileo.

Piuttosto che partire da una serie di modelli e di questioni teoriche e di utilizzare le categorie di senso usuali in scienze sociali come punto di partenza di una ricerca, come nell'etnografia istituzionale, SLL prende spunto dall'esperienza quotidiana così come è vissuta dalle persone reali. Partendo da là, procede a descrivere questa esperienza e a rendere visibile l'organizzazione delle relazioni sociali che la modellano, i meccanismi di regolazione sociale che, in fondo, contribuiscono a formare la soggettività stessa delle persone.

Il suo sforzo di concettualizzazione nasce dal lavoro fatto a partire dalla vita delle persone coinvolte: in questo modo i concetti, piuttosto che essere idee astratte e disincarnate, diventano degli strumenti per descrivere le relazioni sociali che modellano concretamente la vita delle persone reali e l'esperienza che loro hanno di questa vita. I concetti acquisiscono così un valore descrittivo e coscientizzante piuttosto che un valore esplicativo (Lacharité, Devault, de Montigny, 2011). In questo procedere troviamo un tratto comune alla ricerca pedagogica che sempre si appoggia, trae spunto e mira alla concretezza della pratica educativa per migliorarne l'efficacia. Anche in essa, infatti, la coscientizzazione ha la funzione di ridare potere alle persone assoggettate a delle regole sociali che modellano la loro vita quotidiana.

Che una scienziata sociale di tale calibro abbia dedicato uno dei volumi considerato fra i più importanti della sua carriera al tema dei colloqui fra genitori e insegnanti definendoli conversazioni essenziali , conferisce immediatamente un significato speciale a questo dialogo che è così poco studiato e messo al centro sia della ricerca italiana sulle relazioni scuola famiglia (Braga, 2009; Lusso Cesari, 2010; Maida, Nuzzo, Reati, 2006; Daffi, 2008; Ianaccone, Marsico, 2007) che della pratica educativa.

Siamo felici dunque perché speriamo che la pubblicazione in Italia di questo libro possa contribuire a legittimare il tenace lavoro che da alcuni anni una piccola comunità di ricercatori italiani sta portando avanti nell'ambito dell'educazione familiare, unitamente a un gruppo, sempre più folto invero, ma comunque sparuto, di educatrici di nido e insegnanti di diverse scuole che con passione cercano ogni giorno le strade dell'incontro con le famiglie, consapevoli di quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri per accompagnare la crescita dei bambini.

Paola Milani

 
     
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