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Intervista a Rinaldo Rizzi
Inserita il: 29/10/2012

MATEMATIZZARE
Per un approccio naturale e operativo alla matematica a partire dalla prima infanzia
 
Autore: Rinaldo Rizzi, 
2012
...

in merito al Quaderno MCE per gli insegnanti dal titolo MATEMATIZZARE

1L'insuccesso degli studenti italiani in matematica e in generale nel campo scientifico è noto.
A quali fattori lei pensa possa essere attribuita questa situazione che incide negativamente sul presente pregiudicando il futuro dello sviluppo economico e produttivo relegando l'Italia fra i paesi che dipendono sempre più nel progresso scientifico e tecnologico da ciò che si produce all'estero?

L' insuccesso scolastico nel settore scientifico non va ascritto solo a motivazioni di natura didattica che pure esistono e soprattutto esso non è un male recente. Dobbiamo risalire negli anni 20 dello scorso secolo, alla svolta impressa da gentile alla nostra scuola, ripiegata sulla cultura umanistico idealista che emarginava quella scientifico tecnologica fulcro del positivismo fra la fine 800 e l'inizio del 900. A questo dato specifico del nostro Paese si è aggiunta negli ultimi decenni la mancanza di occasioni di operatività giocosa per i bambini, determinata dalle condizioni della vita infantile nella società contemporanea (microfamiglia, carenza o assenza di spazi ludici d'incontro naturale fra bambini) che impoveriscono le nuove generazioni di stimoli alla relazione e con essa alla creatività. Spetta dunque principalmente alla Scuola dell'Infanzia supplire a queste carenze ambientali che rendono il bambino particolarmente fragile proprio nella sua capacità autonoma di operare azioni e connessioni nello spazio e nel tempo. Continuando, nel primo ciclo dell'istruzione, bisogna privilegiare le didattiche laboratoriali a vantaggio di un apprendimento che riconosca il legame fra agire e riflettere; bisogna insegnare ai ragazzi il rigore del metodo scientifico in tutte le discipline attraverso un apprendimento per tentativi ed errori che rifiuti la precocità dei saperi astratti e lo strumento unico del libro di testo. La mentalità scientifica si costruisce non dando risposte astratte a studenti che non le chiedono quanto piuttosto facendo diventare interessi le curiosità naturali e conducendo e sostenendo i ragazzi sulla strada dell'esplorazione e della scoperta.

2Che relazione vede tra una scuola tesa a sviluppare le eccellenze, il raggiungimento di uno standard formativo accettabile e l'esigenza di avere un mondo della ricerca universitaria adeguato non solo alle necessità di sviluppo attuali ma anche alla competizione nella odierna società globale?

Nonostante l'istituzione della Scuola Media Unica all'inizio degli anni 60 e la successiva revisione dei Programmi disciplinari ministeriali, la scuola, ad eccezione della Elementare, è rimasta sostanzialmente selettiva, di fatto poco sensibile alla dispersione scolastica. In realtà in una società aperta, quale è quella europea e della globalizzazione, è erroneo ritenere che una scuola classista, impegnata principalmente a riprodurre e consolidare un'elite socio-professionale, produca un'adeguata classe dirigente. Oggi, un paese, per essere competitivo ha bisogno di una scuola di massa di alta qualità. Solo in una scuola capace di promuovere buoni livelli generalizzati di cultura possono scaturire adeguate risorse creative e alte professionalità da spendere nella ricerca e nella competizione internazionali. L'istituzione della Scuola Materna Statale nel '69 aveva il compito di dare una prima sostanziale risposta a questa necessità. E oggi, dopo la restaurazione della maestra unica alla Scuola Primaria, la Scuola dell'Infanzia è il grado scolastico dove il bambino rimane soggetto attivo del suo crescere affettivo e cognitivo.

Contro la regressione complessivo della scuola, registratasi nell'ultimo decennio, è proprio dalla Scuola dell'Infanzia che può ripartire un nuovo modello educativo. Tale modello però deve saper connettere nel curricolo la complessità dell'intreccio corpo-mente. Una attenta azione didattica deve curare la conquista da parte del bambino della capacità di strutturare relazioni fra i suoi atti, gli eventi e le cose in un mondo dove invece la predominanza della virtualità toglie occasioni e stimoli ad una strutturazione spontanea del rapporto fra spazio e tempo.

3In particolare quello della scuola di base è il periodo in cui la persona sviluppa la potenzialità dei suoi interessi e costruisce la propria dimensione cognitiva attraverso l'apprendimento dei vari linguaggi, compreso quello matematico, orientandosi attraverso le prime applicazione dei linguaggi verso le future scelte professionali e di vita. Cosa dovrebbe fare, come dovrebbe essere l'azione didattica nella scuola per non trascurare nessun aspetto dello sviluppo individuale? Quali esperienze sono indispensabili perché si attivino vere competenze nell'apprendimento matematico e si esca fuori dalle secche dell'esercizio applicativo e della pura dimostrazione ripetitiva che non lasciano spazio all'operatività collegata al pensiero e, quindi, al legame fra il fare, il costruire, il pensare e il verificare?

Fatte le debite eccezioni, la nostra scuola rimane ancora fissa negli orari e rigida nella organizzazione spaziale e disciplinare. Classi chiuse con cattedra, lavagna e libro di testo, supportati dal fotocopiatore, rimangono modelli e strumenti dominanti. La scienza come metodo e come obiettivo culturale rimane sostanzialmente negata. La metodologia laboratoriale, le tecniche operative, il lavoro cooperativo di gruppo coniugati alla metacognizione, un rapporto diretto fra curricolo e ambiente di vita dovrebbero essere gli assi di una scuola non solo all'altezza dei tempi ma a misura dell'uomo. In un contesto operativo del genere, linguaggio narrativo e linguaggio scientifico dovrebbero costituire un tutt'uno pur nella loro diversità sintattica e nelle loro specificità culturali. Solo così si potrà raggiungere quel nesso formativo indispensabile alla crescita individuale e collettiva costituita dal legame fra il fare, il costruire e il pensare.

4Conosciamo esperienze di insegnamento dell'algebra a partire dalla Scuola dell'Infanzia, ma sappiamo anche quanto l'insegnamento dell'algebra sia astratto e astruso nella Scuola Secondaria di primo grado. In quale ambiente d'apprendimento l'algebra può essere insegnata e appresa in modo realmente formativo del pensiero?

Abbiamo tutti vissuto alla Scuola Media il noioso eserciziario di espressioni algebriche che non suscitavano alla nostra mente alcuna autentica espressione se non la noia di dover affrontare un lavoro insulso. Questo perché alla base di questo lavoro non sussisteva alcuna premessa preparatoria né gli esercizi manifestavano alcun legame espressivo con la realtà di vita. Al contrario l'algebra è un linguaggio dell'umanità, creato dall'uomo per interpretare meglio la realtà stessa. Non solo la Scuola Primaria ma la stessa Scuola dell'Infanzia non può ritenersi estranea all'impianto del pensiero algebrico. Anzi è proprio dai primi anni di scuola che va impostato un precoce lavoro di introduzione a tale linguaggio. È a partire dalla predisposizione di concrete situazioni algoritmiche materiali e dalla loro individuazione e rappresentazione motoria e grafica che si pongono le premesse logiche e formali alla successiva autonoma costruzione di espressioni algebriche già nella Scuola Primaria. Progetti in tal senso sono in atto con esiti cognitivi significativi. Il quaderno “Matematizzare” offre sollecitazioni e alcuni spunti in proposito.

5Trova che siano adeguati nelle “Indicazioni Nazionali per il Curricolo” alla fine della Scuola dell'Infanzia i Traguardi per lo sviluppo della competenza relativi al campo “ordine, misura, spazio, tempo, natura”? In particolare ritiene che sia sufficiente e coerente rispetto al curricolo matematico di base la parte relativa alla Scuola dell'Infanzia per la dimensione e lo sviluppo del pensiero matematico del bambino?

Rispetto agli Orientamenti del '91 i due campi relativi alla matematica e alle scienze, e solo quelli, sono stati accorpati sia nelle “Indicazioni per il Curricolo” per la scuola dell'infanzia del 2004 che del 2007. Comprendiamo che col passaggio normativo dai Programmi ministeriali, che avevano carattere vincolante, alle Indicazioni curricolari ci sia un alleggerimento descrittivo sul che fare ma ciò, a mio avviso, non giustifica tale operazione. Essa rischia di trascurare agli occhi degli insegnanti lo specifico carattere di forma di pensiero e di linguaggio della matematica. Tutto ciò può comportare una ulteriore sottovalutazione del linguaggio matematico nell'attività didattica che va affrontato nei termini adeguati già a partire dai tre anni d'età. Le osservazioni e le proposte contenute nel quaderno “Matematizzare” vogliono appunto offrire un contributo concreto all'insegnante di Scuola dell'Infanzia perché vengano raccolte e coltivate risorse e opportunità di alfabetizzazione matematica proprio a partire dalla prima infanzia.

6L'organizzazione del lavoro con il ritorno dell'insegnante unico, voluto dal ministro Gelmini, in che senso possono condizionare la formazione logico matematica? Le attività da lei suggerite presuppongono una dimensione operativa pressoché costante di laboratorio. Ritiene che questa scuola abbia le risorse professionali necessarie per dare una risposta ai ritardi e alle inadeguatezze nella formazione scientifico matematica dei nostri ragazzi, rilevate da tutte le indagini nazionali e internazionali?

La reintroduzione della maestra tuttologa operata dalla Gelmini si configura come una vera e propria miope restaurazione contro la scuola, quella elementare modulare e a tempo pieno, che, unica fra i diversi gradi, si è vista riconoscere nel confronto europeo e internazionale, esiti soddisfacenti. È ovvio che la maestra unica non può avere l'attenzione e costruirsi lungo la carriera la preparazione didattica necessaria in tutti gli ambiti disciplinari. È destinata suo malgrado a fare superficialmente un po' di tutto e a svolgerlo in termini trasmissivi e non costruttivi, assegnando ai contenuti anziché ai processi d'apprendimento la centralità. Questo arretramento professionale non può che avere una ricaduta negativa rispetto alla domanda di qualità da rivolgere alla Scuola dell'Infanzia e all'offerta formativa da garantire alla scuola secondaria. A fare le spese di questa dannosa unicità del maestro, sarà in primo luogo e come in passato, la preparazione matematica. Si dilaterà ancora l'atteggiamento negativo verso di essa da parte di una larga fascia degli studenti. Per contrappunto, tutto questo richiama ancor più la Scuola dell'Infanzia a prestare attenzione e cura all'apprendimento matematico, quale fondamento della struttura logica del pensiero.

 
     
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