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recensione a cura della redazione dei Quaderni di Cooperazione educativa
Inserita il: 24/05/2005

LEGGERE E SCRIVERE CON IL METODO NATURALE
NUOVA EDIZIONE
 
Autore: Paul Le Bohec, Bruna Campolmi , Annamaria Mitri, 
2006
...
"Leggere e scrivere con il metodo naturale" tradotto in Italia dal M.C.E. e pubblicato dalla Junior (2001) con un'esperienza di Bruna Campolmi

Quest'ultimo libro raccoglie scritti ed esperienze di Paul, di sua moglie Jeannette, con cui ha condiviso vita professionale e riflessioni, alcuni altri contributi e contiene anche parte dell'opera "Rémi à la conquete du langage écrit", che racconta il percorso di assestamento-costruzione del codice scritto da parte di un dislessico/disortografico.

'Compito della scuola, prima che fornire tecniche, è fornire ai bambini dei mezzi-intellettuali e di altro tipo- per consentire loro di capire meglio il mondo esterno e di meglio inserirvisi; e per produrre e ricercare significati.
Ma tali finalità non saranno raggiunte che se le turbe del loro mondo interiore non costituiranno un ostacolo che si frapponga ad ogni avanzamento nel percorso del dominio della conoscenza. Molti ragazzi hanno dei problemi di ordine psicologico a causa di un contesto sociale o familiare difficile.

Ma la scuola può apportare un aiuto a tali ragazzi dando loro delle possibilità di esprimersi in modo diretto o simbolico. Da questo punto di vista ho visto dei bambini trasformarsi allorché erano riusciti a regolare un problema interiore per mezzo di testi scritti o di disegni, pretesti per dei commenti orali o scritti.
Rémi, per esempio, che era disortografico, ha dominato tale difficoltà scrivendo tutti i giorni dei testi liberi che correggevo accuratamente e che lui ricopiava. Io mi concentravo soprattutto sulla sua espressione, ma senza tuttavia trascurare l'ortografia. Nel corso di tre trimestri, egli aveva praticamente regolamentato il suo problema ortografico, e, soprattutto, l'anno dopo, in terza, migliorò sensibilmente a livello dell'espressione letteraria. Ma occorre sottolineare che i testi liberi erano quotidiani, che in tre anni giunse a scriverne 556. All'inizio, il maestro aveva dovuto preoccuparsi di realizzare un ambiente di apprendimento ricettivo e sensibile alla creazione e all'accoglienza. Molto in fretta lo scrivere era divenuto necessario per tutti gli alunni.

Un successo in un campo, ci ha mostrato Freinet, si traduce in aumento della fiducia e della sicurezza in se stessi, in un desiderio di investimento nella realtà.' (Le Bohec, da un'intervista, 1995)
Di Paul Le Bohec, che si definisce "personalità strategica" e non "organizzativo/sistematica", è notevole l'impegno documentario: si tratti di espressione segnico-grafica, o corporea, o orale, o di apprendimento della lingua scritta, o di matematica, egli riesce, costruendo delle serie relative a un determinato bambino, a connettere aspetti del suo vissuto, della sua conquista dei saperi, a leggerne progressi e battute d'arresto, insegnandoci a leggere, al di là delle tecniche, la complessità del percorso, cosa sta dietro parole, simboli, gesti, codici, e come questi possano divenire tramiti di una 'liberazione' espressiva e di uno sviluppo armonico della personalità intera.

Nello stesso tempo riesce a collocarci in una prospettiva in cui si vedono procedere di pari passi e potenziarsi a vicenda processi individuali di ricerca e processi di gruppo, le due vie dell'apprendimento (la personalizzazione e la cooperazione).

Un metodo naturale, afferma Le Bohec, non può che essere relazionale.

In merito all'apprendimento della lingua scritta, Paul, a fronte di una didattica delle abilità separate che vede procedere evolutivamente-verrebbe da dire evoluzionisticamente- pensare-parlare-scrivere-leggere, lancia una 'possibile provocazione: '…se io affermo "scrivere-pensare-parlare", è forse per controbilanciare tale formula. In effetti, per ragioni dialettiche, mi piace prendere le distanze dalle formule troppo lineari per entrare più addentro ai problemi. Perché le cose sono sempre, per me, in relazione dialettica. E sono così tanti i modi di essere al mondo e così tanti i diversi rapporti con la scrittura che è impossibile individuare un'unica direzione, pensare-parlare-scrivere.

Quando, nel corso di un lavoro di gruppo, una persona comunica a bassa voce oralmente le sue ipotesi alla propria vicina, in realtà quest'ultima non è che un pretesto per la formulazione dell'ipotesi. Allorché l'autore dell'ipotesi l'ha espressa, la vede davanti a lui realmente.

E, spesso, ha modo di rettificarla. La stessa cosa succede scrivendo. La scrittura è un potente mezzo di auto-regolazione e di meta-comunicazione. Si può pensare caoticamente, confusamente. Ma, quando si scrive, si è costretti a collocare le parole una dopo l'altra, in una unica catena sintagmatica. E si è obbligati a mettere ordine. Le prime parole scritte sono come un primo filo che si dipana da un gomitolo di lana aggrovigliata. Basta tirare, il resto viene di seguito. E se si è iniziato a tirare fuori un filo rosso, sarà il rosso che verrà di seguito. Ciò significa che si regola il proprio testo in base ad una prima idea. Ben presto, si sarà disponibili per un filo blu o verde. Ma, in questo gomitolo aggrovigliato, ci sono altri fili rossi che potranno a loro volta essere ripresi per raccordarli al primo e farne un bel gomitolo o un tessuto armonioso.

Lo scrivere emerge da immagini all'inizio confuse: ma precede la loro riorganizzazione. Ogni volta che si scelgono delle parole per fissarle sul foglio, se ne accantonano molte altre: scrivere, e pensare, corrisponde a precise scelte. E' nell'ambito di serie di parole che un'idea può avere sviluppo. Ed è nella comunicazione con l'altro, come pretesto e stimolo all'uso della scrittura, che i significati si definiscono e si precisano.
Per questo è impoverente una didattica dell'apprendimento della lingua scritta per frasi, parole, o addirittura segni, slegati e isolati.

Ed è quando si comincia a scrivere, intendendo lo scrivere come testualità, tessuto, che si comincia a pensare.' C. Hagège ('L'uomo di parola', Einaudi, 1986) afferma che è la scrittura che, richiedendo un'analisi del linguaggio (sezionamento del discorso, individuazione dei nomi, dei verbi,…) ha permesso l'analisi, dunque lo sviluppo, del pensiero.

E' l'insegnante che ha il compito di attivare le stimolazioni interne, l'automotivazione dei ragazzi: considerandoli da subito scrittori, creando le condizioni perché provino piacere a scrivere, piacere dei suoni, dei giochi con i fonemi, delle parole, delle immagini; ma, soprattutto, piacere di usare la scrittura per il miglioramento dell'espressione, per la chiarezza del pensiero; piacere della comunicazione; e uso della scrittura come mezzo di proiezione di sé.

A questo punto la questione del metodo di insegnamento va riformulata nei termini di un'attenzione ai processi e alle strategie dell'individuo. Freinet era stato colpito dall'osservazione del fatto che tutte le madri del mondo insegnano a parlare ai propri figli senza far loro delle lezioni. E si era chiesto:
-Ma un metodo così efficace non può essere esteso a tutti gli ambiti della conoscenza?-
In particolare per la lettura- scrittura concluse che un buon metodo è un 'anti-metodo', e non può che essere sia globale che analitico, non nel senso di un metodo 'misto', ma in quello di consentire ad ognuno di trovare le proprie vie e modalità di accesso al significato.

Il libro offre stimoli materiali ed esperienze su questa strada; non offre un metodo preconfezionato, ma la strada per interrogarsi e riconoscere ed accogliere i tentativi di lettura e scrittura degli 'apprendisti' lettori-scrittori.

Offre anche, all'adulto lettore, stimoli alla ricerca-azione e riflessione sulla propria auto-formazione che invitano al confronto ed alla cooperazione.

 
     
  Edizioni Junior - Bambini srl, Via Gramsci 54/s, 42124 Reggio Emilia - C.F. / P.IVA 02578750347

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