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Presentazione di Giancarlo Cavinato
Inserita il: 21/05/2005

TUTTI GLI SPAZI DEL MONDO
Un'approccio antropologico alle scienze
 
Autore: Marinella Badino, Marina Martignone, Mariangela Trucco, Concita Tudor Manciagli,  Gruppo nazionale antropologia culturale MCE, 
2003
...
Il corpo, lo spazio, i territori e le mappe.

Questo è l'ambito di intervento della proposta che una commissione di ricerca del gruppo nazionale antropologia culturale del M.C.E. ha elaborato partendo da una riflessione sulle forme storiche di conoscenza e su come queste si siano influenzate reciprocamente.
Il gruppo ha cioè storicizzato, e quindi relativizzato, le categorie di base del modo di conoscere occidentale: tempo, spazio, causalità, logica,…, ampliandole e accostandovi altri strumenti conoscitivi: le immagini profonde, la metafora, il principio di indeterminazione, le geometrie non euclidee, l'immaginario, la bi-logica,…

Il che consente una rivisitazione delle conoscenze attraverso una trama inter, pluri e trans disciplinare, che attraversa i domini più svariati consentendo ai ragazzi di cogliere le interrelazioni profonde, le analogie , le differenze fra l'arte, la geografia, la geografia, la fisica, l'astronomia, l'urbanistica, l'archeologia, la psicologia della percezione,…

Storicizzare le forme di conoscenza vuol dire riconoscere le radici del nostro pensiero e apprendere a leggere come condizioni contestuali concrete, come varianti, non come dati assoluti, le categorie di base del ragionamento. Vuol dire anche capire che le rappresentazioni ( di spazi, tempi, corpi,…) non sono le cose ma loro immagini convenzionali.

Ma perché è necessario un 'approccio antropologico alle scienze'?

Per una formazione dei ragazzi al passo con i grandi cambiamenti concettuali e scientifici che da oltre un secolo hanno sconvolto paradigmi e modelli interpretativi plurisecolari, è necessario mettere in discussione la tradizionale classificazione delle discipline e delle scienze così come la filosofia, la cultura, la scuola l'hanno codificata. Ciò che separa e ciò che avvicina forme di pensiero ed elaborazioni di esperienze non è definito una volta per tutte e ha dei confini soggetti a continue, profonde ridefinizioni. Ad esempio lo steccato che separava fisica e chimica, o chimica e biologia, è stato soggetto a spostamenti continui, e così per molte altre scienze- alcune delle quali nel tempo perdono la loro funzione
( si pensi ad es. alla trigonometria) in base a nuove soluzioni e nuove strumentazioni che rendono necessari ampliamenti di campo o focalizzazioni su aspetti prima non evidenti.



L'atteggiamento da formare sarà pertanto quello della duttilità di pensiero e della creatività scientifica (assieme a quella espressiva), in sostanza della disponibilità al cambiamento.
Nel gruppo di antropologia, oltre ad una critica all'etnocentrismo ed all'eurocentrismo che hanno segnato gran parte della nostra tradizione di insegnamento storico-geografico, contribuendo a costituire un pensiero rigido e scarsamente aperto alla conoscenza e al confronto con la diversità, si è lavorato sulla principale separazione di campi disciplinari: quella che contrappone, in base al permanere di una divisione ottocentesca, scienze della natura e fisiche da un lato, scienze umane e discipline umanistiche dall'altro.

La scommessa del gruppo è stata di mescolare gli ambiti, di farli interagire e contaminare in percorsi di apprendimento aperti ed evolutivi, in cui è difficile determinare quanto di poetico e metaforico e quanto di logico e 'scientifico' ci sia in rappresentazioni che da soggettive si fanno condivise sul cielo, sull'orientamento nello spazio urbano, sulla determinazione di posizioni relative nello spazio cartesiano, sull'arte contemporanea, sulla percezione visiva,…

Da ultimo, il libro, corrispondentemente a quanto la fisica moderna ha evidenziato, non mantiene la separazione netta soggetto osservatore-oggetto osservato a cui la fisica seicentesca e in genere l'epistemologia scientifica moderna ci avevano abituato quale presupposto stesso della ricerca scientifica. Come descrive F. Capra ne 'Il tao della fisica', tale separazione e contrapposizione non regge ad una conoscenza globale della realtà in cui fra emozioni e ricezioni interne e fenomeni esterni non vi è soluzione di continuità e ciascuno costruisce la realtà in interazione con gli altri.
Auguriamo agli insegnanti della scuola dell'obbligo che leggeranno il testo di utilizzare le esperienze, le proposte di lavoro, la metodologia suggerita, per impostare un piano di scienze che rispecchi la profondità del pensiero 'ingenuo' (apparentemente) dei ragazzi e consenta loro di affrontare con strumenti conoscitivi adeguati l'esplorazione e la costruzione, appunto, della realtà attorno a loro.

 
     
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