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Terapia familiare, n. 82/2006
Inserita il: 04/04/2007

LE STORIE BELLE SI RACCONTANO DA SOLE
Il disegno per comunicare con il bambino e per curare le sue ferite
 
Autore: Vanna Puviani, 
2006
La prima antologia di racconti scritti e disegnati dai bambini per i grandi....
Il libro di Vanna Puviani illustra storie di bambini e bambine che iniziano grigie, spente, contratte e si fanno via via più colorate, si illuminano di luce nuova e sbocciano verso nuove e imprevedibili direzioni.
Soltanto questo basterebbe a dare valore al metodo che essa ci descrive e documenta nel volume, un metodo di cura che utilizza il disegno.
E tuttavia, il metodo descritto non ha un risvolto soltanto pragmatico ma sollecita interessanti riflessioni teoriche ed indica innovativi percorsi metodologici.
Il ricorso al disegno nel lavoro con i bambini non è nuovo. Il disegno è infatti frequentemente utilizzato come strumento diagnostico oppure, nella cura, come attività espressiva. L’uso suggerito dal Vanna Puviani, però, è di tipo nuovo.

Nel metodo illustrato nel volume, il disegno non è una semplice tecnica terapeutica da applicare, esso è linguaggio, comunicazione, relazione, alleanza, risonanza e condivisione emotiva. Il disegno coinvolge infatti il bambino che ne è autore, ma ancor più vincola l’interlocutore del bambino a mettersi dal suo punto di vista per inventare, creare, consegnare storie e narrazioni che aiutino il bambino a sua volta ad aggiungere, completate, restituire alla storia disegnata elementi nuovi che aiutano lui stesso a intravedere nuovi orizzonti e, reciprocamente, aiutano l’interlocutore a sospingere il bambino verso nuovi e ulteriori significati e gradi di libertà.
Il disegno nel metodo descritto da Vanna Puviani non è dunque soltanto un modo per fare esprimete il bambino, esso è soprattutto un modo per impegnare l’adulto a relazionarsi col bambino attraverso il suo linguaggio, il suo sentire, il suo punto di vista. In questo senso, il disegno è una sollecitazione alla creatività ed espressività del bambino, ma anche alla creatività ed espressività di chi ha la responsabilità di aiutarlo a perseguire o riguadagnare il benessere.
A mio parete, il metodo elaborato e proposto nel volume di Vanna Puviani enfatizza la dimensione relazionale dell’intervento di cura, e stimola i terapeuti in generale a elaborare non tanto o soltanto nuovi linguaggi, ma linguaggi di nuovo tipo che diano spessore alla dimensione relazionale dell’interazione terapeutica.
Altro aspetto di grande interesse nel metodo proposto riguarda il suo contesto di applicazione. Le storie narrate ci raccontano di psicologi e psicoterapeuti, ma anche di insegnanti, che genitori, di compagni di scuola che insieme ai bambini sono i personaggi che concorrono allo sviluppo delle storie disegnate.
È un metodo cioè che, per come è stato elaborato ed applicato, non ha bisogno di un setting rigido e formale si svolge nei contesti di vita del bambini, in famiglia, a scuola. Infatti il terapeuta nella costruzione della sua relazione col bambino si avvale della collaborazione delle persone significative del bambino, quelle che quotidianamente egli ritrova al proprio fianco. Questa modalità di applicazione ha conseguenze interessanti che vale la pena sottolineare. Innanzitutto si presenta come un metodo non invasivo e, rinunciando ai segni formali del setting terapeutico, evita i rischi dell’etichettamento che l’ “andare dallo psicologo” può comportare. La cura diventa parte del contesto di vita, non a-parte dal contesto di vita e questo abbassa le ansie connesse all’intervento psicoterapeutico disponendo le persone coinvolge ad aprirsi all’esperienza con minor difese. Vediamo allora genitori che diventano aiuto-terapeuti, ma anche compagni di strada dei propri figli in un percorso che diventa via via più colorato e limpido; vediamo insegnanti che mobilitano le risorse dell’intera classe a sostegno di un compagno momentaneamente in difficoltà e vivono così un’esperienza di crescita sia individuale che collettiva; vediamo allievi psicologi, terapeuti, insegnanti che mettono il proprio percorso di addestramento al servizio di bambini i quali restituiscono loro opportunità di nuovi ed impensabili apprendimenti.
In questo modo, la cura diventa responsabilità dell’intero contesto del bambino che attraverso l’intervento si trasforma a sua volta e diventa ne suo insieme curativo.
Chi tra i terapisti pensa che la qualità delle relazioni del contesto in cui le persone sono inserite è un fattore fondamentale per il loro benessere, non può che trovare spunti di grande interesse nel libro di Vanna Puviani, spunti che ognuno potrà o dovrà rideclinare rispetto al proprio ambito di intervento, ma che risulteranno comunque utili ad orientare l’attenzione alla dimensione relazionale e contestuale delle professioni di aiuto.

Dottoressa Laura Fruggeri - Psicologa e Psicoterapeuta Familiare Sistemica, è Professore Ordinario di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Parma. E' Didatta presso il Centro Bolognese di Terapia Famigliare ed autrice di numerosi contributi sul tema.
 
     
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