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Intervista a Anna Venera
Inserita il: 12/05/2009

IL GIOCO IN CORSIA - VOL. 1
Studi, ricerche e proposte operative sul gioco in ospedale
 
Autore: Anna Maria Venera, 
2009
...
IL GIOCO IN CORSIA
Studi, ricerche e proposte operative

1. Perché è importante il gioco in ospedale?

La malattia rappresenta, a qualsiasi età, un evento che modifica il ritmo e la qualità della vita di una persona. Appare come un evento improvviso, imprevedibile che viene ad interrompere la quotidianità familiare e la modifica in modo incontrollabile. Quando un bambino si trova per qualche tempo in ospedale per far fronte ad una malattia, tutto il suo mondo viene fortemente turbato dall'evento ed i suoi ritmi quotidiani subiscono condizionamenti imprevedibili e non sempre facili da gestire. I suoi punti di riferimento, come i genitori, i fratelli, i compagni di gioco e di scuola non vengono più percepiti come prima e tutto appare appannato da sentimenti di preoccupazione, di disagio e talvolta di angoscia. Diventa quindi importante che ci siano degli spazi di crescita anche in ospedale o nelle istituzioni che accompagnano i bambini malati, attraverso l'organizzazione di momenti, luoghi e attività che ne favoriscano il benessere, li aiutino a recuperare la gioia di vivere e diano senso altro ai tempi lunghi delle terapie, oltre a quello della cura. Per rispondere alle esigenze dei bambini, specie di quelli che affrontano patologie gravi e/o di lunga durata, diventa dunque indispensabile effettuare un lavoro psico-educativo di accompagnamento. Si tratta di condividere il tempo di malattia proponendo attività ludiche il più possibile vicine a quelle tipiche dei bambini di quell'età. Questo consentirà loro di mantenere una continuità con la vita normale, eviterà la frammentazione dell'identità dovuta all'esperienza ospedaliera e/o la polarizzazione sul sé fisico (peraltro momentaneamente fragile) e sulle percezioni che da questo derivano.

Occorre creare un contesto educativo come "mediatore" tra spazi e tempi dell'ospedalizzazione pediatrica per accompagnare e sostenere il bambino e la sua famiglia nel percorso di cura. L'attività ludica si inserisce nella ricerca del benessere del bambino ricoverato in ospedale, permette di instaurare una relazione educativa, di stimolare il confronto nel rapporto con i pari e anche di affiancare i familiari del bambino. Il gioco, in quanto attività libera e gratificante, si presenta come un'opportunità preziosa per creare un ponte con la vita fuori dall'ospedale.
Il gioco è un modo per superare lo stato di passività conseguente al ricovero e consente di recuperare l'aspetto sano del bambino e delle sue capacità espressive e creative. Rappresenta inoltre un'occasione di socializzazione, un momento di distrazione e di svago e allo stesso tempo di interesse e occupazione, ma anche un modo per esprimere i propri vissuti e superare le frequenti paure legate alla malattia e all'ospedalizzazione.

2. Descrizione dei due volumi

Il primo volume si articola in due parti.

Nella prima parte viene tracciato il quadro teorico attraverso un'analisi degli studi e delle ricerche condotte sul tema della malattia e dell'ospedalizzazione pediatrica. Si prendono in considerazione le differenze tra i concetti di salute e di malattia, le diverse dimensioni che compongono il concetto di salute, ponendo l'accento su quella sociale, una dimensione che considera la salute non solo a livello individuale, ma la collega all'ambiente e alla società in cui il soggetto vive e si sottolinea il ruolo, sempre più rilevante, che sta assumendo l'informazione e la comunicazione sanitaria, nella società odierna.
Successivamente si analizza la malattia dal punto di vista dei bambini con gli elementi che ne destabilizzano il percorso evolutivo, le paure legate all'ospedalizzazione, i meccanismi di difesa che possono essere messi in atto e le differenze, che caratterizzano il vissuto della malattia, nell'adolescenza.

Inoltre, si prende in esame il vissuto della famiglia, con le implicazioni psicologiche che l'evento comporta e le ripercussioni emotive sui fratelli sani, che necessitano del sostegno da parte degli adulti e si analizzano le variabili che subentrano quando la famiglia è portatrice di altre culture e arriva da luoghi lontani per consentire le cure al figlio. Nel testo emergono da una parte, gli elementi che permettono di instaurare una relazione significativa con il bambino e che diventano fondamentali per sostenerlo nel percorso di cura, dall'altra l'attenzione alle abilità comunicative necessarie ai professionisti per affiancare e supportare il bambino e i suoi familiari. Nel testo si prendono in considerazione gli studi relativi al dolore in età pediatrica, i relativi vissuti e gli strumenti di valutazione che si possono utilizzare. Emerge come nel dolore, fenomeno complesso, convergano meccanismi biologici, psicologici, sociali e come sia un'esperienza soggettiva influenzata anche dal contesto in cui si sperimenta e comprendere il vissuto del dolore può consentire all'adulto di gestire in modo migliore la relazione con il bambino e come l'elemento ludico può essere d'aiuto.

Nella seconda parte del primo volume si approfondisce il tema del gioco evidenziando gli elementi che lo caratterizzano e il suo valore pedagogico e sottolineando le diverse forme, dall'esplorazione spontanea, al gioco simbolico, dal gioco di fantasia a quello con regole. Successivamente si pone l'accento sul gioco in ospedale e alle sue caratteristiche educative e terapeutiche. Si pone l'accento sulla figura dell'educatore sottolineandone le competenze necessarie per svolgere il suo ruolo in ospedale e la flessibilità che deve possedere nel proporre e organizzare momenti ludici e si esaminano le diverse attività che si possono svolgere quotidianamente in camera o in sala giochi e gli interventi educativi che vengono occasionalmente proposti, fornendo indicazioni metodologico-operative.

Infine, si riporta la ricerca-azione condotta dalla sottoscritta per l'Università di Torino, presso l'ospedale infantile Regina Margherita di Torino e presso la casa di accoglienza "Casa Ugi", in cui si sono sperimentati e realizzati interventi educativi attraverso l'utilizzo di strategie didattiche e la preparazione di materiali idonei alla patologia dei bambini e ai tempi di ricovero.

Nel secondo volume si riportano le indicazioni operative e le schede relative alla progettazione per realizzare alcuni dei giochi sperimentati nella ricerca presentata nel primo volume. Le proposte operative possono essere adoperate oltre che in ospedale anche in altri contesti, privilegiando la relazione adulto-bambino, sia per i momenti di costruzione, sia per quelli di gioco.

3. Le proposte operative possono essere utilizzate anche in altri contesti?

Certamente sì, i 40 giochi individuati e presentati nel secondo volume, possono essere facilmente realizzati da bambini e adulti anche al di fuori dell'ospedale. Nel secondo volume si riportano proposte ludiche adatte a bambini dai 3 agli 11-12 anni, che richiedono agli adulti di mettere in gioco le proprie abilità manuali e di costruire insieme ai bambini una varietà di giochi che possono essere personalizzati sulla base degli interessi o caratteristiche del contesto di vita del bambino (es. costruzione di un Memory con le immagini dei calciatori preferiti o di un gioco simile all'"Indovina Chi" con le immagini di amici, parenti).

Ciascuna proposta è poi corredata dalle istruzioni per poter avviare l'attività di gioco che può trovare un'utile applicazione anche nella vita familiare quotidiana dove genitori o fratelli grandi potranno cimentarsi nella costruzione dei giochi e nel relazionarsi con il bambino nelle attività ludiche.

Si sono individuate le proposte che possono essere realizzate facilmente da un adulto insieme al bambino, giocate quando si ha poco tempo da dedicare "al gioco" (come ad esempio in una sala d'attesa), ma che possono essere riproposte più volte se si ha più tempo a disposizione.
I giochi individuati possono essere realizzati e giocati in contesti scolastici come le scuole per l'infanzia e le scuole primarie e in contesti extrascolastici come ludoteche o punti gioco.

Le proposte operative che si presentano soddisfano determinati requisiti, quali:

    - sono di facile esecuzione e non richiedono particolari abilità manuali;
    - richiedono poco tempo per la realizzazione;
    - necessitano di materiali e strumenti facilmente reperibili e poco costosi;
    - richiedono per la realizzazione non uno spazio attrezzato come il laboratorio ma di una base d'appoggio qualsiasi;
    - possono essere personalizzati al proprio contesto e alla propria situazione personale;
    - possono essere giocati a letto, in reparto ma anche a casa una volta dimessi dall'ospedale;
    - tengono conto dei vincoli della malattia e del grado di autonomia del bambino;
    - richiedono tempi di attenzione limitati e non una eccessiva concentrazione;
Le illustrazioni consentono di realizzare con facilità e in breve tempo i giochi, richiedendo l'utilizzo di pochi strumenti e materiali .

Le schede sono precedute da una scheda riassuntiva relativa ai materiali e agli strumenti che necessitano per la realizzazione e da un indice delle proposte operative in cui emerge l'età dei destinatari, il numero massimo di partecipanti al gioco, se l'attività può essere svolta a letto e la durata minima di gioco.

Per ogni proposta operativa sono indicati le seguenti variabili:
    - l'età di riferimento alla quale la proposta ludica si rivolge;
    - il numero dei partecipanti consentiti;
    - i materiali necessari per lo svolgimento;
    - le regole e le eventuali varianti del gioco.
Le ultime proposte presentate nel secondo volume danno l'opportunità all'adulto di utilizzarle e poterle giocare subito insieme al bambino.
Le proposte operative intendono fornire alcuni suggerimenti agli adulti che trascorrono del tempo in ospedale con i bambini al fine di poterle "personalizzare e riadattare" alla propria situazione contingente; infatti i giochi possono essere utilizzati anche in altri contesti, non necessariamente legati alla malattia.
La dimensione di "laboratorio" che si crea per la realizzazione dei materiali di gioco costituisce un contesto di apprendimento privilegiato, favorisce la comunicazione interpersonale e consente lo sviluppo dell'immaginazione e della creatività.
L'adulto avrà l'opportunità di "mettersi in gioco" e di confrontarsi con la propria manualità, favorito dal clima relazionale che si crea nel "fare insieme al bambino" per la realizzazione di uno strumento che potrà successivamente essere giocato e fonte di divertimento.
Le proposte possono essere adeguatamente utilizzate per favorire lo sviluppo emotivo e cognitivo dei bambini e consentono di utilizzare "il tempo" in maniera costruttiva, sviluppando la capacità di progettare l'uso del tempo e di saperlo valorizzare adeguatamente, per promuovere competenze verbali, logico-matematiche, visivo-spaziali, critiche, empatiche e di problem-solving sociale. In particolare si sono individuati giochi che finalizzati al raggiungimento di specifici obiettivi e competenze e privilegiando alcune aree di sviluppo, quali: sviluppo sensoriale, sviluppo della motricità fine, sviluppo socio-affettivo, sviluppo dei processi cognitivi, sviluppo di abilità disciplinari.

4. A chi è rivolto IL GIOCO IN CORSIA?

Il lavoro si propone di rispondere ai bisogni formativi, non solo di studenti universitari e di educatori ed insegnanti, ma anche di volontari che intendono occuparsi di momenti di gioco e operare come figure di sostegno all'iter diagnostico e terapeutico del bambino.
Le indicazioni metodologiche e le proposte operative possono essere molto utili per insegnanti della scuola dell'infanzia e della scuola primaria, educatori di ludoteche e punti gioco che intendono proporre a bambini dai 3 ai 11/12 anni momenti di laboratorio manuale e di gioco. Le proposte operative forniscono suggerimenti utili agli adulti al fine di poterle "personalizzare e riadattare" al proprio contesto e alla propria situazione. Il lavoro e la ricerca- azione presentata può essere utile a ricercatori di altre facoltà che intendono proporre progetti di formazione in aula con successivi interventi educativi in contesi ospedalieri.

 
     
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