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Dall’Introduzione del volume
Inserita il: 17/10/2006

AMBIENTI PER L'APPRENDIMENTO IN RETE: GLI SPAZI DELL'E-LEARNING
 
Autore: Andrea Garavaglia, 
2006
...
In una introduzione bisognerebbe spiegare “Perché questo libro?”. Implicitamente molti di voi penseranno “perché me lo devo studiare”, oppure “perché è uno dei pochi che ho trovato sull’argomento”, oppure ancora “perché era forse mi tornerà utile”, altri forse penseranno “perché lo devo leggere…”. Tutte queste risposte sono lecite e basate sulla vostra percezione di lettori, di persone che usufruiscono di questo testo per raggiungere uno scopo un obiettivo, di utenti. Ecco, questa è la spiegazione vera, poco importa che dietro questo testo ci siano anni studio, ricerche sul campo e molta passione, a voi in fondo non importa gratificare o meno il sottoscritto con la vostra lettura: a voi importa raggiungere un obiettivo.
Allo stesso modo quando siete coinvolti all’interno di un processo formativo, non ritenete importante sapere perché gli sviluppatori hanno costruito un ambiente per l’apprendimento in rete, quello che vi preme è se questo vi permette di imparare meglio (se studenti) o vi agevola nell’insegnamento (se docenti). Vi sarete accorti che questo significa focalizzare l’attenzione verso la persona che beneficerà del vostro prodotto e contemporaneamente che verrà messa in difficoltà dalle vostre mancanze. Purtroppo non sono in grado di garantirvi la piena soddisfazione, ma sappiate che ho tentato di fare sintesi tra quello che potevo comunicare e quello che potrebbe interessarvi, soprattutto considerando che difficilmente è possibile trovare questa tematica trattata in questo modo.
Questo libro è quindi per chi è convinto che è importante focalizzare l’attenzione verso il nostro interlocutore, per quei docenti che si pongono sempre la domanda “chi è il mio studente? di cosa ha bisogno?”. Questo libro è anche per chi si chiede come un ambiente può supportare il mio modo di imparare, che cerca di comprendere meglio la questione dei luoghi dell’apprendimento in rete.
A questo punto alcuni di voi che si sentiranno poco coinvolti potrebbero pensare che questo testo non è per loro. Ma è possibile anche immaginare che alcuni di voi abitino un limbo tra chi è stato pensato come interlocutore privilegiato e chi no. Sovviene dunque la necessità di comprendere i “non-destinatari” del testo, una questione che è a questo punto è necessario chiarire subito.
Questo libro non vi spiegherà quale piattaforma e-learning dovrete adottare, piuttosto potrebbe tornare utile per scegliere quella che maggiormente risponde alle proprie esigenze.
Questo libro non è neanche adatto a chi pensa che le piattaforme siano tutte uguali e che non influiscano assolutamente sul processo formativo. Con ciò non intendo cambiare idea a chi sostiene questa filosofia, ma credo che si troveranno più a loro agio nella lettura quelli di voi che credono che un viaggio Milano-Palermo sia più agevole su una Fiat Idea piuttosto che su una Seicento o che sia più facile parcheggiare a Milano con la Cinquecento piuttosto che con la Stilo Multi Wagon: se siete tra questi probabilmente siete disposti a credere che ci siano piattaforme progettate meglio per alcuni scopi rispetto ad altre che permettono di agevolare altre situazioni.
Questo libro non è adatto per chi pensa che approfondire le tematiche didattico-pedagogiche per erogare percorsi e-learning sia meno importante rispetto alla discussione tecnologica sul rispetto degli standard o sulla scelta di un web server. D’altronde si parla di “e-learning” come “apprendimento in rete” e non di “informatica per apprendere”, si parla di “formazione a distanza” e non di “internet per la formazione”. La tecnologia dovrebbe essere una subordinata, eppure l’era che stiamo vivendo porta con sé la debolezza della questione pedagogica all’interno di un sistema complesso come quello dell’e-learning. Sistema abitato giustamente da attori provenienti da diverse scienze che sembrano cullarsi della modernità insita nella nostra cultura, pronta ad avvantaggiare il positivismo che permette di predeterminare certezze. La pedagogia del XXI secolo non sembra ancora in grado di vincere in un sistema che cerca certezze, e anche nell’e-learning la strada di chi sceglie uno sguardo poco sistemico e lascia offuscato il “learning” per concentrarsi sulla “e-“ è costretto a destreggiarsi nelle ricerca di un determinismo che il pedagogista sperimentale comprende come irraggiungibile, ma che il positivista riesce a intravedere e a colmare con il calcolo probabilismo. Con questo non intendo elidere tutto ciò che c’è di buono nella parte scientifica del sistema epistemologico dell’e-learning, ma posizionarmi in un approccio maggiormente attento alla persona, e quindi pedagogico, nel parlare di un ambiente che altro non è che un sistema tecnologico nato come applicazione informatica messa a disposizione dei docenti. Nella sostanza, l’approccio non è determinista, anche se nella coscienza di chi scrive le scienze positive sono state la culla del sapere per molti anni.
Il testo affronta il problema dell’ambiente per apprendere in rete focalizzando tre aspetti: il problema dello spazio pedagogico dell’apprendimento in rete, le caratteristiche di un ambiente per l’apprendimento in rete e le metodologie della sua progettazione.
Parte di quello che troverete è frutto di sei anni di studio ma soprattutto di esperienze che ho potuto vivere nei centri di e-learning accademici che mi hanno dato la possibilità di crescere e sperimentare diverse strategie di progettazione e valutazione degli ambienti. Innanzitutto il CEPaD, Centro per l’Educazione Permanente e a Distanza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove sotto la illuminante guida scientifica di Pier Cesare Rivoltella ho vissuto i primi anni della mia ricerca, rivolgo a lui il mio primo grande ringraziamento. Ma dietro una guida scientifica c’è sempre un solido gruppo di lavoro, formato da persone con cui ho condiviso ricerche e problematiche. Tra in queste ci sono alcune che ritengo preziose e a cui dedico il mio lavoro: Simona Ferrari su tutti con la quale spero di continuare a collaborare ancora per molto tempo, Paolo Ardizzone a cui devo lo sviluppo della mia sensibilità didattica e metodologica insieme agli altri conduttori della SSIS, senza dimenticare Chiara Rizzi, Immacolata Scancarello, Elena Tassalini, Luca Colombo, Flavia Scott e il caro amico Marco Bertin.
Secondo, ma solo in ordine temporale, il LISP Laboratorio Informatico di Sperimentazione Pedagogica dove sotto la guida scientifica di Paolo Ferri, a cui devo molto più di quanto possa riportare qui, mi è stata data la possibilità di condurre e coordinare il Progetto pilota e-learning “Fortech” della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Milano – Bicocca. Anche in questo ambiente esiste un gruppo di ricerca più giovane ma spero dal futuro altrettanto solido: il mio grazie va in particolare a Livia Petti, Francesca Bossi, Claudio Redaelli, Adriano Solidoro e Valentina Garzia. Un ultimo ringraziamento è per Alex Alves Da Silva, amico e compagno di dottorato che ha contribuito a consolidare il mio approccio scientifico e Marlene Favuzza per il suo prezioso supporto.
Parte degli strumenti e degli studi che troverete sono stati effettuati presso il CEPaD, i restanti presso il LISP. L’ordine di presentazione è puramente cronologico, la mia riconoscenza è invece distribuita equamente :-)
 
     
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