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Dichiarazione dell'autore in occasione della nuova edizione
Inserita il: 08/05/2006

LEGGERE E SCRIVERE CON IL METODO NATURALE
NUOVA EDIZIONE
 
Autore: Paul Le Bohec, Bruna Campolmi , Annamaria Mitri, 
2006
...
LA LETTURA NON HA PRIMARIA IMPORTANZA


Emmanuel Kant diceva che bisognava che i bambini apprendessero a pensare. Ma oggi chi se ne preoccupa? Nei dibattiti pedagogici non si affronta tale questione. Tuttavia, il farlo costituirebbe un grande progresso per tutti.
In particolare mi chiedo perché imparare a leggere, se è solo per avere accesso al pensiero altrui?
Non è che esso sia privo di interesse. In effetti, a volte esso è fonte di una ricchezza straordinaria. Ma come potrebbe avvenire il collegamento con la propria esperienza?
Al riguardo, Bachelard afferma:
'L'essere vivente si perfeziona nella misura in cui pensa di collegare il proprio punto di vista costituito da un istante e da un centro a delle durate e a degli spazi più ampi.'
La scrittura è un mezzo interessante per allargare il cerchio dei propri punti di riferimento personali.
E' quando si comincia a scrivere che si inizia a pensare.( Ricardou)
La linearità della scrittura costringe a mettere in ordine le proprie parole prima di depositarle sul foglio. Ma cosa si potrebbe scrivere? Lo sfondo è quello che non manca di certo. Indubbiamente, gli eventi della vita imprimono il loro segno sull'essere umano ed egli prova l'imperiosa necessità di esprimerli.
Come diceva lo scrittore e boxeur Jean Prévost: 'I soli colpi che fanno male sono quelli che non si possono restituire'.
A turbare è solo ciò che non ha potuto essere detto.
Dunque, l'essere umano ha bisogno di esprimersi e ha a sua disposizione la scrittura.
Ma è caratterizzato altresì da un altro aspetto: quando si riflette su ciò che egli cerca, la prima parola che viene allo spirito è, evidentemente: sopravvivere. Ma, subito dopo, viene esistere, cioè essere riconosciuto, contare per qualcuno. Forse alla radice dell'attuale violenza cèil fatto che una gran quantità di persone non sono prese in considerazione, nemmeno da se stesse. Allora, essi cercano di manifestare la loro esistenza in un modo o nell'altro. E, se è necessario, profaneranno delle tombe per conoscere l'incomparabile gioia di essere presenti in TV.
Come possono in una classe venticinque alunni esprimersi nello stesso tempo?
Il metodo è semplice. Essi scrivono ogni giorno un testo. Allorché l'insegnante procede alla lettura delle produzioni della classe, ognuno ha la sensazione, in quel momento, di esistere, perché è proprio di quello che ha detto lui che si tratta. Così, egli ha potuto essere ascoltato. Inoltre, ogni giorno, a turno, si sceglie un testo per uno studio un po' più approfondito. L'autore si colloca davanti alla lavagna e gli altri gli chiedono dei supplementi di informazione. Egli si sente allora vivere con ancora maggior pienezza: non sta nella sua pelle di essere a sua volta al centro; di poter contare fino a quel punto lì. Poi, il suo testo è messo a punto collettivamente. Il che, tra l'altro, permette a tutti di assimilare molte conoscenze utili, perché la memorizzazione è legata all'affettività.
Poco a poco, si instaura una cultura infantile, evidentemente a un livello ancora debole, ma essa ha il merito di esistere, di installarsi. Si può cominciare a costruire a partire da e attorno ad essa, perché essa via via si allargherà.
Ma non bisogna bruciare le tappe. Al CP ( 6-7 anni), il bambino scrive unicamente per se stesso. Si trova nello stadio del sé verso di sé.
"Le mie api sono morte. Mi dispiace molto perché mi piaceva il miele" Marcel P. ( 6 anni)
Al CE1 (7-8 anni), il bambino compie un passo ulteriore: si attesta al sé verso gli altri.
"Una signora ha detto: 'Buongiorno, la mia bambina ' alla mia sorellina di due anni. Lei ha risposto: 'Buongiorno, la mia signora' Roland L'H. (8 anni).
Al CE2 (8-9 anni), si arriva al sé con gli altri; egli comunica loro le proprie idee e si interessa alle loro.
'La vita è un grande sogno. Quando si muore ci si risveglia. Forse si camminava sulla testa. La mano sinistra era la mano destra. Eravamo ancora sotto il cavolo. E quando si piantavano dei fiori, si piantava il proprio sogno o la propria anima.' Michel R. (8 anni).
E poi, se le tappe precedenti sono state correttamente raggiunte, il bambino arriva, verso i 9 anni, allo stadio del sé e del non sé. Egli può allora, a partire dal CM (9-10 anni), prendere in conto il mondo esterno e guardarlo in modo più obiettivo.

NATURA

'Tutto è calmo. Al mattino, il fiume scorre gorgogliando. Gli uccelli cinguettano perché hanno trascorso una buona notte. E io, io sono nel bosco ad ascoltare, a sentire, a vedere l'odore del mattino che è ancora freddo da respirare. Ma non è troppo tardi per assistere all'apertura dei fiori e alla carezza dell'erba sui miei stivali secchi. Io non vedo niente perché la nebbia è troppo fitta, ma sento il grido degli alberi che mi danno il buongiorno.'
Monique L. (CM1)
Il ragazzo si apre anche agli altri ed entra nella fase : "Conosci te stesso anche negli altri e conosci degli altri ciò che non ti appartiene".
Sono dei pari. Egli è a proprio agio davanti a loro, può dire loro tutto ciò che pensa, ciò che prova, ciò che sente il bisogno di gridare:
'Morte, tu corri nei campi/ ti infili nelle tane dei grilli per poi fuggire nelle cave di granito dove le pietre sono taglienti/ ti getti per sentieri sassosi/ spunti fra i giunchi che ti accolgono fra le loro spine assassine/ e gridi come un bimbo senza madre/ come se fosse la fine./Ma tu riprendi vita/ e ricominci come la polvere che si appiccica all'uomo/ come le unghie di un felino nella pelle di un animale vinto/ come un ago fra stracci putridi'. Yvon L. (CM2- 11 anni)
Ognuno, evidentemente, vuole ampliare il cerchio delle proprie curiosità, cercare delle risposte o dei prolungamenti al proprio pensiero, " collegare i punti di riferimento della propria vita a delle durate e a degli spazi più ampi".
Allora, può nascere una passione durevole per la lettura: ci sono talmente tante cose da ricevere e da apprendere dagli altri. Potrà anche succedere che si possa, un giorno, incontrare in un libro quell'altro se-stesso, quell'eco insperato di sé al quale si aspirava senza saperlo.
Ma è la scrittura che crea in ciascuno il centro che permette di ricevere tutto, di tutto accogliere.
Aggiungiamo un ultimo elemento, essenziale. I bambini si servono spesso dello strumento-scrittura per lavorare al riequilibrio della loro personalità attraverso una produzione simbolica di cui nessuno può rintracciare l'origine, e tanto meno essi stessi.
'Gli ulivi sono belli in ogni stagione. Gli ulivi danno le olive. Un giorno, un ulivo diede delle ciliegie e diventò tutto rosso. La gente diceva che era malato. E il povero ulivo morì con attorno a lui il canto allegro degli uccellini.' Natalie (7 anni).
Il fratellino di Natalie si chiama Oliviero. ( olivier in francese = sia il nome proprio che il nome dell'albero).
Succede così che, quando i bambini si sentono veramente liberi della loro scrittura, a volte ne approfittino per regolare simbolicamente i loro conti senza che nessuno lo sappia. D'altronde gli insegnanti sono troppo occupati con altri problemi per porsi delle domande. L'insegnante spesso non apprende ciò che è avvenuto che molto più tardi, quando si incontra con i suoi antichi allievi. Capisce allora perché certi fra loro avevano improvvisamente preso il volo dopo l'improvvisa e sbalorditiva espressione del loro disagio. Fino ad allora, aveva ritenuto che fossero limitati, mentre non erano che oppressi da problematiche.
Essendosi così potuto sistemare in ordine il mondo interiore di certi alunni, essi diventano disponibili per percepire le strutture del mondo esterno e per meglio assimilarle.
Ed è questo lo scopo della scuola.
Quindi, alla fine, la scrittura è uno strumento per una miglior qualità di vita. Ma perché i bambini dovrebbero esserne frustrati? Essi possono accedervi fin dall'inizio della scuola primaria, in particolare se si utilizza il metodo naturale di 'scri-lettura' che si fonda sulla natura dell'essere umano, sull'espressione-creazione e sulla natura della lingua.

Paul Le Bohec
Rue aux camélias
35520 La Mézière Melesse (France)

 
     
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